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DON GIOVANNI/ Alla Scala cos'è passato del capolavoro di Mozart?

venerdì 9 dicembre 2011

Questa volta nessuna arrampicata ai biglietti della Prima o di un’altra recita del Don Giovanni. Ho provato ad aderire alla pubblicizzazione della Scala in un’unica sala a Milano, quella dell’ATIR Teatro di Ringhiera. Proiezione Rai5, una bella idea, non sei in casa, ma a uno spettacolo e ti immedesimi con la Prima scaligera. All’esecuzione dell’Inno di Mameli, per la presenza in teatro del Presidente della Repubblica, qualche spettatore della sala si è pure alzato in piedi: ne è un segno.

Che cosa c’è di più grande del Don Giovanni di Mozart e Da Ponte? Difficile dirlo: musica che ti cattura dall’inizio alla fine, un tutt’uno con l’azione teatrale; e infatti è grande musica e grande teatro. Che cosa è passato del Don Giovanni la sera di Sant'Ambrogio alla Scala? Sicuramente parecchio, ed è già tantissimo. In certi passi e in certi aspetti volutamente smitizzato: il Commendatore nella partitura di Mozart è sempre presenza misteriosa e piuttosto terribile, la sue melodie sono in note più lunghe e perentorie, l’orchestrazione non lesina l’apporto degli ottoni.
In questa realizzazione questo aspetto è smitizzato, nella direzione dell’orchestra e ancor più nella regia di Carsen, che rappresenta il Commendatore, l’ucciso da Don Giovanni che gli porta di fronte il giudizio divino, trasportandolo in cima al palco presidenziale, tra Napoletano e Monti, forse un po’ meravigliati.

E così via, in molti particolari della regia. L’aspetto importante per il regista è sottolineare la libertà assoluta di Don Giovanni, che ha le sue ragioni, che anzi – secondo questa interpretazione – ha assai più ragioni degli altri personaggi, tutti un po’ più goffi di lui. Che goffo lo sia il servo Leporello, certo è nello scritto: lui è il popolano di buon senso, che non manca di ricordare al suo padrone la sua scelleratezza, ed è ricco di impagabili aspetti umoristici.

Ma che goffa diventi anche Donna Elvira, la donna, tra tutte, certo adirata e combattuta tra opposti sentimenti come le altre, ma che unica vuole veramente bene a Don Giovanni e vorrebbe fino all’ultimo che cambiasse strada, farla diventare goffa come ha fatto il regista (il suo costume di scena per la stragrande parte è una sottoveste, inizio della sua comparsa e fine comprese) rivela forse una forzatura nel confronto del testo.




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