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JAZZ/ Le sorprese del 2011 portano la firma di Franco D'Andrea e Paolo Fresu...

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Il trombettista Jazz Paolo Fresu (Imagoeconomica)  Il trombettista Jazz Paolo Fresu (Imagoeconomica)

Gli occhiali, i capelli perfettamente pettinati da un lato, aria pacata e saggia. Franco D’Andrea, che dei nostri pianisti jazz è il capostipite, riassume perfettamente ciò che il jazz italiano vorrebbe compiere oggi. Affacciarsi nel mercato discografico europeo e perché no mondiale.

Il primo passo, che alcuni considererebbero un traguardo, è stato il riconoscimento ricevuto il 12 gennaio dall’Académie du Jazz de France: miglior musicista europeo. E se sono i francesi a incoronarlo, dotati di non poco amor proprio, vuol dire che si tratta di un riconoscimento meritato.

È il primo passo, perché per D'Andrea lo scenario che si presenta nei prossimi mesi è piuttosto duro, ma allo stesso tempo stimolante. Compirà 70 anni l’8 marzo e, qualche giorno prima, uscirà un suo nuovo lavoro col quartetto di “giovani leoni” che da qualche tempo lo accompagna.

Il titolo è “Sorapis” e il disco è il perfetto specchio di un universo in continua evoluzione; una ricerca profonda che parte dal suo strumento, il pianoforte, e attraversa un secolo e oltre di jazz, dalla tradizione all’avanguardia. Dalla scuola dei pianisti neroamericani Duke Ellington e Thelonious Monk alla scena radicale europea, tutto scorre nelle sue note. Il tutto affrontato come un giovane che ha appena compreso che la sua unica strada per arrivare all’originalità sta nel cogliere le indicazioni che la storia gli ha messo a disposizione.



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