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Musica e concerti

LISZT/ Tutta la malinconia del mondo in una lugubre gondola...

La storia della malinconia in musica troverebbe difficilmente un'epigrafe più appropriata della Lugubre gondola n.1 di Franz Liszt, compositore ungherese di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita. La guida all'ascolto a cura di LUCA BELLONI    

Gondole a Venezia (Imagoeconomica)Gondole a Venezia (Imagoeconomica)

La storia della malinconia in musica (se mai qualcuno decidesse di scriverla) troverebbe difficilmente una (ideale) epigrafe più appropriata del brano che oggi vogliamo presentare ai lettori: la Lugubre gondola n.1 di Franz (Ferenc) Liszt, compositore ungherese di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita.

Malinconia - melancholia -, letteralmente umore nero ma, più profondamente, senso di vuoto, di un “bene assente” che, spesso senza conoscerlo con precisione, si desidera anche nell’apparente convinzione di non poterlo raggiungere.

Sentimento inafferrabile quant’altri mai la malinconia è dunque caratteristica dell’uomo in quanto tale, è “mattone” costitutivo della natura profonda di ciascuno.

Composto nell’ultimo scorcio della vita di Liszt, il brano che proponiamo illustra magistralmente un’assenza che, partendo probabilmente da una contingenza biografica (la morte di Richard Wagner, genero del compositore), assurge a paradigma universale in virtù della profondità di ispirazione da cui prende le mosse.

L’inizio [0’01”], una semplice oscillazione della mano sinistra, dice già tutto.
La melodia che si costruisce “per tentativi” (partendo da due sole note, lontano ricordo dell’immortale incipit del wagneriano Tristan und Isolde) [0’07”] è sospesa in una tormentosa attesa di qualcosa che possa donarle l’agognata stabilità.