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Musica e concerti

LISZT/ Il violino di Mefistofele e una libertà senza meta

Liszt scrive uno dei suoi brani più avventurosi, la Bagatelle sans tonalité (1885), sottraendosi programmaticamente al “dominio” del sistema tonale. La guida all'ascolto di LUCA BELLONI

Faust e MefistofeleFaust e Mefistofele

Libertà. "Condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all'autorità o al dominio altrui", secondo il dizionario. In fondo una definizione negativa (non essere soggetti a dominio altrui). Ma è davvero tutto qui?  Davvero solo questa è la libertà che ognuno desidera?

Liszt scrive uno dei suoi brani più avventurosi, la Bagatelle sans tonalité (Bagatella senza tonalità, 1885), proprio sottraendosi programmaticamente al "dominio" del sistema tonale, ovvero di quell’insieme di regole, a quella grammatica musicale che per secoli aveva costituito il perimetro entro il quale migliaia di compositori avevano cercato la bellezza e la verità della loro arte.

Composto originariamente come quarto dei Mephisto-Walzer (quello che oggi è il titolo della Bagatelle figurava come sottotitolo nel frontespizio del manoscritto) il brano rappresenta in maniera esemplare il lato iconoclasta dell’artista ungherese e, in controluce, ci mostra il desiderio di libertà che per tutta la vita ha animato l’opera di Liszt come compositore, come pianista e infine come uomo.

Il riferimento a Mefistofele ci porta immediatamente al contesto faustiano, la figura di Faust, essendo quella dell’anima inquieta che fa del tendere  a un “oltre” imprecisato, al di là di ogni legge morale od umana, la sua ragione di vita.

Liszt si rifà a una versione poco nota del mito romantico, quella di Nikolaus Lenau (1802-1850), nel cui Faust troviamo una scena che colpì profondamente la fantasia del compositore:  Mefistofele entra nell’osteria di un villaggio e, rubando il violino a un musicante di paese, inizia a suonare un valzer fantastico e inebriante, pieno di sinistra, orgiastica energia e costringendo tutti a danzare furiosamente.