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Musica e concerti

BACH/ Nella "Passione Secondo Giovanni" la misteriosa gloria della croce

Una figura musicale che emerge da una pulsazione inesorabile, una corona di ispide dissonanze che trafigge il tessuto sonoro. Così inizia la Passione Secondo Giovanni di Bach. LUCA BELLONI

Masaccio, Trinità (1426-28)Masaccio, Trinità (1426-28)

VENERDI' SANTO - PASSIONE SECONDO GIOVANNI DI BACH - Una figura musicale che emerge da una pulsazione profonda e inesorabile, una corona di ispide dissonanze che trafigge il tessuto sonoro rendendo ancor più inquieto l’incessante disegno degli archi. È l’inizio di una delle pagine più belle dell’intera storia della musica: la Johannespassion (Passione secondo Giovanni) BWV 245 di Johann Sebastian Bach.

In occasione del Venerdì Santo ho scelto di proporre ai lettori de Ilsussidiario.net il Coro iniziale di questa meravigliosa opera perché mi sembra che in esso si possano trovare compendiati a un tempo il sacrificio salvifico di Cristo e il suo significato umano e cosmico.
I tre livelli dell’inizio [0’00”] (la pulsazione dei bassi, la tormentata linea ondeggiante degli archi e il disegno dissonante dei legni) sono la prima rappresentazione simbolica della struttura intrinsecamente trinitaria della Passione di Gesù.

Sembra di vedere il celebre affresco di Masaccio (la Trinità, appunto) in cui il Padre (la pulsazione dei bassi) sorregge la croce, il Figlio sofferente è inchiodato al patibolo (la linea dissonante dei legni) e lo Spirito (la linea ostinata degli archi) si colloca tra i due esprimendo il rapporto di amore attivo che lega il Padre al Figlio.
La composizione procede per qualche minuto dipingendo davanti ai nostri occhi la desolata scena di dolore che sembra davvero pervadere l’intero universo. Tutto, il cosmo (pianeti, costellazioni, galassie) appare trasfigurato, quasi trafitto dall’inconcepibile fatto della sofferenza di Dio in croce.

Quando la tensione sembra farsi insostenibile, quando l’angoscia sembra toccare il culmine, una triplice invocazione del coro (“Herr” - Signore) squarcia il plumbeo orizzonte con il grido che prorompe dal cuore dell’uomo davanti al Giusto sofferente, a Cristo crocifisso [1’20”].
È ancora una volta dinnanz al volto incarnato dell’ineffabile Mistero trinitario che ci si inchina con la drammatica invocazione corale cui segue immediatamente un lungo melisma sulle parole “unser Herrscher” (nostro Salvatore) in cui sembra racchiusa tutta la fatica, la pena, l’umiliazione cui è stato sottoposto il Redentore nelle ore precedenti la crocifissione e la morte.