Musica e concerti
lunedì 23 maggio 2011
Da imperturbabile modello classico, a eroe romantico, titano solitario, veggente dei suoni. Il saggio di Benedetta Saglietti, “Beethoven, ritratti e immagini”, rivela il celebre compositore più di tanti discorsi. Decine e decine d’interpretazioni diverse dello stesso soggetto: oli su tela, disegni, incisioni, litografie, busti, calchi, sculture, eseguiti durante la vita del musicista (1770-1827), ordinati in sequenza cronologica, a ricostruire in maniera rigorosa le occasioni e il tessuto dei rapporti sociali in cui nacquero. Beethoven non è semplicemente osservato: lo spiano, lo studiano, lo temono e lo ammirano. Il fascino magnetico e la forza rappresentativa della sua musica si proiettano nella ritrattistica, la trasformano producendo una sorta di “critica fisiognomica”. L’iconografia si fa recettiva di leggende, aneddoti, impressioni biografiche ed estetiche. L’effigie riflette l’opera. Costante la scarsa propensione del maestro a vedersi raffigurato, un misto di riservatezza, ritrosia, gelosia. Nella silhouette di un Beethoven sedicenne si notano camicia a sbuffo, codino, collo incassato, mento volitivo. Verso i trent’anni diventa Apollo. Viso regolare eppur caparbio, labbra rosse e sottili, riccioli vezzosi sulla fronte, abbigliamento curato, folte basette, corpo ben piantato, in lieve rotazione. Scruta lontano, la mano destra profeticamente sospesa in aria, come al termine d’un solenne discorso. La professione è relegata in secondo piano: una lira appoggiata a terra. La scena è immersa nella natura, un tempietto sullo sfondo.Dieci anni dopo qualcosa è cambiato. L’attenzione si è concentrata sul volto. Eliminato ogni elemento estraneo. Occhi che trafiggono. Capelli arruffati, sopracciglia severe, la fronte ancora più spaziosa, una certa melanconia. Ora è un elegante Prometeo che si ribella al Fato. Verso i cinquant’anni è l’eversivo che ben conosciamo. Il Gran Mogol dallo spirito selvaggio. Scomparsa ogni socievolezza settecentesca. Genio e sregolatezza. Impazienza. Un disordine intenzionale, esibito. Sguardo fisso nelle regioni celesti dell’ispirazione, dove i comuni mortali non possono vedere. La faccia ridotta a una maschera di volontà. Lineamenti contratti, una linea orizzontale al posto della bocca.
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