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Musica e concerti

LISZT/ Nuages gris, quando la fede non teme alcun dramma

LUCA BELLONI ci conduce alla scoperta di uno dei vertici assoluti della produzione lisztiana: Nuages gris, una breve, folgorante pagina che mette alla luce il compositore

Nuages gris, uno dei vertici dell'ultima produzione lisztianaNuages gris, uno dei vertici dell'ultima produzione lisztiana

La tarda produzione di Liszt è apparentemente segnata da una duplice cifra espressiva. Da un lato abbiamo il coté “sacro” (rappresentato da un importante numero di brani) e dall’altro una serie di pezzi legati da un filo ideale più tenue (vedi la Bagatelle sans tonalité e la Lugubre gondola n.2) rappresentato, almeno in parte, da una riflessione sugli aspetti più cupi dell’esistenza.

La complementarità dei due simbolici versanti del tardo stile lisztiano appare evidente. In Liszt i misteri cristiani costituiscono la testimonianza di una speranza che, per non essere vuota alienazione dalle reali circostanze della vita, deve potersi confrontare con la depressione, col dramma, con l’ombra angosciante dell’assurdo e addirittura con l’orrore che ne deriva.

Per fare questo bisogna, secondo il compositore, eliminare tutto il superfluo e, nella spoliazione da ogni inutile orpello, focalizzarsi sull’essenziale.
In questo senso uno dei vertici assoluti dell’ultima produzione lisztiana è Nuages gris (nuvole grigie), una breve, folgorante pagina d’album che, al di là e al di sopra dell’apparente contenuto pre-impressionista, mette in luce una possibile convergenza tra i due percorsi del compositore ungherese.

Le circostanze biografiche al momento della stesura (1881) ci parlano di un momento esistenziale segnato da importanti problemi di salute e da un conseguente frequente stato depressivo. A dispetto di ogni biografismo però vedremo come Liszt sappia infondere nella sua musica altri e più profondi significati.

Il brano si apre dunque su una scarna melodia (senza accompagnamento) di singolare semplicità.  La musica procede in maniera monocorde, disegnando una parabola ascendente-discendente che tanti punti di contatto sembra avere con uno stato di profondo malessere. Pare di udire, tra le note, l’eco di Spleen IV di Baudelaire: “Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio/ sull’anima che geme in preda alla lunga noia”.