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ALESSANDRO BONO/ "Un amico come me": la serata tributo con Mingardi e Lavezzi

martedì 24 gennaio 2012

Il 15 maggio 1994, un ragazzo di neanche trent’anni moriva nella sua casa di Milano. Un ragazzo che, come tanti, aveva contratto l’AIDS una decina di anni prima, quando ancora nulla si sapeva di questa malattia. In quegli anni lui aveva vissuto un periodo buio, e così, adolescente, aveva sperimentato angoscia e solitudine e aveva cercato una risposta nel mondo della droga. Un mondo bugiardo e traditore, senza alcuna risposta, e dal quale uscì grazie alla musica.  Nell’ultimo periodo della sua vita, quando si trovava davanti persone che piangevano per la sua condizione, era lui stesso a consolarli e a dir loro che non c’era nulla di cui disperarsi, perché lui “stava tornando a casa”. Chissà a quanti saranno venute in mente le parole di una delle sue canzoni più famose (“Gesù Cristo ritorna, perché qui abbiam bisogno di Te!”) in quei momenti, e quanti abbiano invocato il Suo aiuto, mentre lui, Alessandro, diceva loro che quell’aiuto lo aveva davanti.

Già, perché quel ragazzo era Alessandro Pizzamiglio, in arte Alessandro Bono, un cantautore che solo qualche mese prima aveva partecipato alla 44esima edizione del festival di Sanremo e cantato la sua ultima canzone “Oppure no”. Suo papà era morto un anno prima, ed era un tecnico del suono. Sicuramente in casa Pizzamiglio la musica era sempre nell’aria, e Alessandro la deve aver respirata a pieni polmoni per anni. Agli inizi degli anni ’80 iniziava a scrivere le sue prime canzoni e muoveva i primi passi nel mondo del mercato discografico, proponendo un brano “Dalle 8 alle 10 pm” in cui descriveva quel mondo da cui era scappato. Le collaborazioni con Mogol e Mario Lavezzi lo portano a scrivere diverse canzoni, e nel 1987 fa la sua prima partecipazione al festival di Sanremo con il brano “Nel mio profondo fondo”. L’anno dopo pubblica il primo album, intitolato semplicemente “Alessandro Bono”, un disco fresco e genuino, con sonorità italiane tipiche di quegli anni, e con brani di spessore tra cui spicca su tutti la canzone “Gesù Cristo”, una canzone che come un pugno in faccia racconta e dice la sua domanda a un interlocutore preciso.

Alessandro non aveva timore di mostrarsi per quello che era, e non c’era nulla che poteva impedirgli di dire da quale realtà arrivava e da chi voleva – e chiedeva – di essere aiutato. Le stesse domande si ritrovano in altri brani di quel disco, tra cui “Spazzatura”, una canzone che racconta di un suo amico che lui stesso ha visto morire per overdose su una panchina di un parco di Milano.

Alessandro tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90 comincia a farsi conoscere. Apre concerti di grandi artisti stranieri, come Bob Dylan, e di artisti italiani, come Gino Paoli e Francesco De Gregori. Scrive canzoni per Ornella Vanoni e Loretta Goggi, e nel 1991 esce il suo secondo disco, “Caccia alla volpe”: suoni puliti e arrangiamenti pesati che portano in primo piano la voce traballante di Alessandro. “Rotolare” è il brano di punta con il quale, in maniera scanzonata, racconta il suo attaccamento alla vita. Durante la lavorazione del disco, diventa papà di Vittoria, e a lei è dedicata la splendida “Io e te”. L’anno successivo Alessandro è di nuovo sul palco di Sanremo in compagnia di Andrea Mingardi, per cantare insieme a lui “Con un amico vicino”.  




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