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RADIO ROCK/ "Falling Slowly": amore e destino nella storia di Glen e Markéta

martedì 3 gennaio 2012

FALLING SLOWLY – Glen Hansard e Markéta Irglova, album: “Music from the Motion Picture Once”; anno di pubblicazione: 2007 - “I don’t know you, but I want you”: non ti conosco, ma ti voglio. Non so chi tu sia, ma ho bisogno di te. Parafrasando lo scrittore Par Lagerkvist, “uno sconosciuto è mio amico”. Quando il film “Once”, nel 2006, esce nelle sale cinematografiche inizialmente non sono in molti ad andare a vederlo. Ovvio: è un film indipendente, non un blockbuster made in Hollywood. Girato con un budget a dir poco casalingo e perlopiù con una telecamera a mano, in modo altrettanto casalingo, non ha neppure degli attori professionisti, nessun Brad Pitt o George Clooney per intendersi. Nel giro di poco tempo però diventerà se non uno dei film più visti, sicuramente uno dei più amati dell’anno, capace di muovere le critiche entusiaste anche di un certo Steven Spielberg. Si aggiudicherà un premio Oscar per la miglior canzone (Falling Slowly, quella di cui ci occupiamo in queste righe) e diversi altri riconoscimenti, ad esempio il National Board of Review Award. “Once”, produzione irlandese girato interamente a Dublino, è opera del regista John Carney e i protagonisti sono due cantanti rock, nella vita e nella storia cinematografica, il duo che compone la band degli Swell Season, l’irlandese Glen Hansard (già protagonista del bel film "The Commitments" anni prima) e la giovanissima cecoslovacca Markéta Irglova.

Un film così deliziosamente spontaneo che le scene per le strade di Dublino vengono girate senza alcun permesso ufficiale e con un tele obiettivo, così che i passanti non si rendano conto delle riprese e gli attori non s'innervosiscano per via delle cineprese: la complicità dei due protagonisti è tale da improvvisare addirittura alcuni dialoghi. È la storia di un cantante di strada, un busker, ferito dalla perdita del suo amore, che vive con il padre vedovo aggiustando elettrodomestici. Mentre si esibisce sui marciapiedi di Grafton Street, incontra una ragazza cecoslovacca madre single che fa la donna delle pulizie. Lui sogna di fare un disco, lei è figlia di un direttore d’orchestra suicidatosi ai tempi del regime comunista. La musica li fa conoscere, fa realizzare il sogno del disco e accende la scintilla di un possibile amore. Amore che lui, per riempire il suo vuoto esistenziale, vorrebbe possedere e indirizzare secondo l’usuale cliche, che si traduce ovviamente in sesso veloce e sbrigativo. Amore che lei invece risolve in qualcosa di più grande: “Se venissi da te” gli dice nel finale della storia “faremmo l’amore e sarebbe molto bello, ma senza seguito”.

Il tema è dunque quello dell’incontro, del legame affettivo che ne nasce, ma diretto verso un bene più grande, il realizzarsi dei propri destini piuttosto che l’istintività: alla fine del film infatti lui trova il coraggio per riprendere contatto con la sua ex e torna da lei mentre a Dublino arriva il padre della figlia della ragazza. Sarà un pianoforte, regalato da lui prima di partire per Londra, a suggellare quello che li ha messi insieme, ma non ne ha distrutto le esistenze: la musica. La musica come metafora di una trascendenza che fa muovere i fili dei destini e fa incontrare, facendo emergere quello che conta davvero, un bene più grande che ai più sfugge nella distrazione quotidiana, ma che lega per sempre in modi misteriosi.




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