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Musica e concerti

PATRIZIA CIRULLI/ "Qualcosa che vale": la recensione

Patrizia Cirulli celebra il trentennale di "E già", album di Lucio Battisti uscito nel 1982, con un disco d'esordio dal titolo Qualcosa che Vale. Ecco la recensione di ALESSANDRO BERNI

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale”. Il 1982 di Lucio Battisti fu l’anno di transizione per eccellenza ai fini della decifrazione del rapporto con passato, presente e futuro del geniale musicista di Poggio Bustone. Con la separazione delle proprie vie da quelle di Mogol le sue note si erano contratte come in una sorta di autointerrogazione. Era un Battisti che – lasciatosi alle spalle l’intima forza delle potenti trasfigurazioni del suo paroliere su vita, amore e grandi aspirazioni – adeguava la musica al suo ripiegarsi su un privato molto più spicciolo e quotidianamente “normale”.

Quello che ne venne fuori fu “E Già” – composto a quattro mani insieme alla moglie Grazia Letizia Veronese - un disco che assommava abbozzi melodici intagliati su brani perlopiù brevissimi illustrati da storie semplici e senza fronzoli, a volte schiette a volte quasi frugali. Idee musicali perlopiù in forma di ghiribizzo servite da suoni elettronici pre-artigianali, embrioni della grande intuizione futuristica a venire (quella da Don Giovanni in avanti) e pieni di quel gusto da giocattolo in mano ai nuovi discepoli tecnologici degli anni’80.

In tutto ciò quattro brani – pur nella loro transitorietà – rivestirono un’importanza non indifferente nel canzoniere battistiano. Il portamento ipnotico-ieratico di Slow Motion, l’aggancio con l’inconfondibile trademark melodico di La tua felicità, l’elettronica visionaria di una Rilassati ed ascolta debitrice della grandiosità degli Ultravox e la programmatica Scrivi il tuo nome.

Da quest’ultimo brano – opening del disco - partiva la ricerca di quel Battisti contesa tra emisfero laico e quello enigmaticamente trascendente via via più definito nel periodo panelliano, da questo stesso brano prende le mosse la ricerca di Patrizia Cirulli, cantautrice milanese di lunga gavetta, dalla voce calda, profonda e intensamente musicale che decide di marcare il suo esordio su lungometraggio sonoro con il completo remake di quest’album. In particolare decide di intitolare il disco da un’espressione illuminante che nel testo della canzone d’apertura segue la frase del titolo. Qualcosa che vale (l’incipit lirico è “Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale…”).

Da qui inizia il percorso di rivisitazione di quest’opera minimale, attonita e carica di quella timidezza tipica del personale mettersi a nudo nelle domande elementari ed essenziali dell’esistenza (il vale la pena, il mistero della vita, la verità sfuggente e ancora tutta da scoprire). La Cirulli, spalleggiata da Francesco Paracchini, giornalista musicale (L’isola che non c’era) e coordinatore del progetto, da Franco Zanetti nell’ideazione e dal suo alter ego musicale Lele Battista (La Sintesi, Ivano Fossati, Violante Placido) riavvolge il nastro e riattiva il percorso del disco facendolo respirare di una spazialità sonora inedita e di una freschezza che fa finalmente “vivere” parte del tessuto sonoro di quel lavoro.