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RICORDO/ Whitney Houston, quella solitudine profonda dietro una carriera da sogno

lunedì 13 febbraio 2012

Con pochissime eccezioni - Aretha Franklin, Al Green, Smokey Robinson sono i primi nomi che vengono in mente - sembra che i divi del soul o del pop nero siano condannati ad una morte prematura o a un pesante crollo psicofisico dovuto al calo di popolarità, oppure anche a tutt’e due come avvenuto a Whitney Houston, scomparsa domenica 12 scorsa ad appena quarantotto anni.
Eppure nel caso di Whitney nulla pareva far presagire questa catastrofe, poiché la cantante era nata e cresciuta in un ambiente privilegiato a livello musicale, e inoltre aveva conseguito risultati commerciali difficilmente eguagliabili.

La biografia innanzitutto: Whitney Houston nasce il 9 agosto 1963 a Newark, New Jersey, città tutt’altro che ridente, con un ghetto nero infernale ma con una scena artistica vivacissima all’interno dello stesso (da Newark vengono il trombettista jazz Woody Shaw, la regina della ‘disco’ Gloria Gaynor e il poeta LeRoi Jones, alias Amiri Baraka).

La mamma è Cissy Houston, leader del gruppo gospel Sweet Inspirations - che per molto tempo fornirà i cori ad un certo Elvis - la sua madrina è la citata Aretha, e sua cugina è nientedimeno che Dionne Warwick, la celebre interprete di tante canzoni di Burt Bacharach (aggiungiamoci un’altra cugina, Dee Dee Warwick, altrettanto brava ma non altrettanto fortunata a livello di fama planetaria): con questo retroterra di gran lusso, Whitney comincia a cantare ad appena undici anni nel New Hope Baptist Junior Choir, condividendo la formazione nel canto religioso comune a tanti artisti neri delle generazioni precedenti la sua, e da adolescente canta come corista per divi come Chaka Khan e Lou Rawls, senza dimenticare Teddy Pendergrass, il sontuoso e virile solista di Harold Melvin & The Blue Notes, che le darà il primo assaggio di successo in classifica duettando con lei in ‘Hold Me’ del 1984.

A diciotto anni, comunque, Whitney inizia anche una carriera di modella, che le frutterà fra le altre cose la copertina della popolare rivista per adolescenti ‘Seventeen’, ma a ventidue anni, nel 1985, compie il grande salto e pubblica il primo omonimo album, da cui escono due singoli numeri uno, ‘You Give Good Love’ e soprattutto ‘Saving All My Love For You’, setosa ballata ripresa addirittura dal trombettista d’avanguardia Lester Bowie, dell’Art Ensemble of Chicago (quando gli chiesero perché mai, egli sbottò ‘Se una canzone mi piace, la suono!’).

Altro numero uno fu ‘How Will I Know’, pezzo danzante ma che lascia intravedere nel testo una personalità più complessa del solito, e che insieme rimarca i legami familiari profondi - tipici della cultura nera americana - attraverso un semplice ma efficace artificio musicale: quando Whitney canta ‘Come farò a saperlo?’ la corista che risponde ‘Fidati dei tuoi sentimenti’ è sua madre Cissy.




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