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SANREMO 2012/ Abbia inizio lo spettacolo, tra polemiche e vincitori annunciati

lunedì 13 febbraio 2012

Istantanee in pillole dell’imminente Festival di Sanremo. Scorro le fruibilissime news di Google ed è davvero di tutto e di più.
Si legge che la valletta Ivana Mrazova non sa ancora parlare l’italiano, notizia che segue quanto riportato qualche settimana orsono, secondo cui la stessa nulla conosce di musica italiana e neppure le interessa, anzi – tranne Celentano – non le piace neppure. 
La folgorante ventenne è la provocazione costruita a tavolino e rilegata in lussuosa brossura per un evento come Sanremo. La vedi e la tua lealtà è messa a dura prova, perché è talmente bella che non sei tu a riconoscerne la bellezza ma è la bellezza a riconoscere te e a rincorrerti in maniera quasi persecutoria.

E allora – direbbero i saggi – c’è qualcosa che non va perché con una così ricorre il caso della classica opera ornamentale, la cerbiattissima fatta per confondere le tue idee già abbastanza confuse e confinate nel semplicistico adagio greco-antico “kalos kai agathos” (per cui il bello è segno immediato e indefettibile di una bontà e virtù umana che viene da sé).
Un’onestà da minimi sistemi vuole che sia quanto meno lecito sospettare che la fanciulla in questione sia la classica avventrice portata lì solo perché bella o raccomandata, o forse sia bella che raccomandata con tanto di ricevuta.

Del resto fa tutto parte del rituale ad alta combustione dello spettacolo globale dove dire tutto e il contrario di tutto non è possibile bensì doveroso, è la deontologia, purché se ne parli.
Qualunque altra scelta, simile o differente dalla Mrazova avrebbe lasciato comunque un varco per il plauso o la polemica, per il consenso o per l’alterco.

Chi non si ricorda che persino una Ines Sastre – rea forse di vantare un portamento troppo bello – ebbe modo di essere liquidata come donna di ghiaccio?
Sanremo è in fondo l’emblema dell’Italia e del mondo. È il regno del possibile, del tutto opinabile, non importa se sia motivato o costruttivo. È possibile come è vero il dono della parola.  Se questa esiste va usata a prescindere, come una necessità fisiologica, fosse anche solo per fregola.

Ed ecco il secondo spunto di polemica. Quella dei maldicenti di professione per cui lo sbilanciamento per il puro spettacolo dell’evento distoglie dalle canzoni e dalla musica – ossia quella che dovrebbe essere la “ciccia” dell’evento – perché le canzoni e la musica in Italia non esistono più da tempo, e quanto viene presentato a Sanremo è la media di quello che l’Italia delle sette note offre, ovviamente in negativo. Il tutto magari ascoltando poco e disattentamente le canzoni in gara e conoscendo poco o nulla di ciò che il circuito musicale offre fuori dal giardino del festivalone.




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