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ANALISI/ Il testo di "Non è l'Inferno" la canzone di Emma Marrone a Sanremo 2012

venerdì 17 febbraio 2012

ANALISI/ Il testo di Non è l'Inferno la canzone di Emma Marrone a Sanremo 2012 Emma Marrone canta "Non è l'inferno" a Sanremo 2012 (Foto: Infophoto)

ANALISI: IL TESTO DI "NON E' L'INFERNO" LA CANZONE DI EMMA MARRONE A SANREMO 2012 - Alla scuola di scrittura “Flannery O’Connor” del Centro Culturale di Milano, per mia fortuna, non c’è il banco degli asini. Se ci fosse, dovrebbero occuparlo i signori Silvestre, Sala e Palmosi che, a vario titolo, sono responsabili, o meglio colpevoli, delle parole di “Non è l’inferno”, la canzone cantata a Sanremo da Emma Marrone, che Mario Luzzato Fegiz ha definito: “uno dei testi più brutti e confusi mai ascoltati al Festival”.
Non ho sufficienti competenze per confutare quanto ipse dixit e quindi mi proverò solo a tentar di capire perché sia davvero una pessima prova d’autore.
Nelle aule del Centro, noialtri garzoni della letteratura, si viene bacchettati soprattutto su tre cose: i personaggi, la loro voce e la scrittura con la quale li si descrive.
Riguardo i personaggi ci si chiede che siano ben definiti, credibili o almeno plausibili. La “voce”, come si dice in gergo, è tema più complesso poiché si tratta di attribuire a ciascuno una propria individualità fatta di lingua, azioni e piccoli gesti. Quanto invece alla scrittura ci si accontenta che sia in italiano.
Cominciamo, allora, a considerare la costruzione del personaggio. Nel nostro caso la voce narrante è un uomo (ho giurato fede mentre diventavo padre) ultraottantenne (due guerre senza garanzia di tornare) con un figlio bamboccione (che a trent’anni teme il sogno di sposarsi) e ormai ridotto in miseria (mi ritrovo a non tirare a fine mese).
Già solo affidare l’interpretazione di un tale soggetto a una ragazza di nemmeno trent’anni mi pare una missione impossibile anche per la Meryl Streep dei tempi d’oro, ma non voglio essere troppo critico e dico che ci può stare: sei meno, meno.
I problemi iniziano quando gli autori provano a “dare voce” a questo pensionato, probabilmente invalido di guerra (ho dato il sangue per il mio paese), rimasto senza tetto (cosa devo fare per pagarmi dove stare).
Il poveretto prima se la prende con Monti (Se tu hai coscienza guidi e credi nel paese) come neanche nel più periferico dei Bar Sport, poi con la Camusso e l’articolo 18 (per un giorno di lavoro c’è chi ha ancora più diritti di chi ha creduto nel paese del futuro) e infine vomita una sfilza di banalità melense (Ho pensato a questo invito non per compassione ma per guardarla in faccia e farle assaporare un po’ di vino e un poco di mangiare). E qui siamo nell’insufficienza piena.




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COMMENTI
10/04/2012 - non è l'inferno? (Caterina Romano)

Ho letto l'articolo che ha la pretesa di analizzare grammaticalmente il testo di Emma a Sanremo (e le licenze poetiche? Vogliamo criticare anche i poeti presenti e passati?). Vorrei che costui leggesse il testo della canzone mettendosi nei panni di un anziano che prende 400 euro di pensione dopo aver combattuto due guerre ed aver lavorato tutta la vita. Con 400 euro al mese non si fa la spesa, non si pagano le bollette, non si ha la soddisfazione di fare un regalo ai nipotini, o invitare a pranzo i figli. Con 400 euro al mese non si vive senza l'aiuto economico dei figli, non ci si può permettere di ammalarsi perchè una visita dal medico (privato perchè con la ASL non se ne parla prima di sei mesi) costa minimo 120 euro. Con 400 euro al mese ci si dà fuoco perchè non è possibile pagare le tasse, perchè non si vuole perdere la dignità. E dite che questo non è l'inferno? Vorrei davvero che chi ci governa (tutti senza distinzione di colore) e prende migliaia di euro al mese si mettesse nei panni di questo povero disgraziato. Vorrei che chi ha scritto l'articolo si guardasse in tasca e confessasse a se stesso cosa ci farebbe con 400 euro al mese. Io sono una statale, una di quelle fortunate che ha il posto fisso (conquistato con cinque anni di università e quindici concorsi) che mi dà sempre meno, ma almeno ho un fisso mensile col quale posso far mangiare mio figlio e pagarmi il mutuo. Abbigliamento? Per fortuna c'è l'usato. Che Dio abbia pietà di chi ci governa! Caterina Romano