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AFTERHOURS/ "Padania", l'album della disillusione

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Padania, l'ultimo album degli Afterhours  Padania, l'ultimo album degli Afterhours

«Se un sogno si attacca come una colla all’anima
tutto diventa vero tu invece no
Puoi quasi averlo sai, puoi quasi averlo sai
tu puoi quasi averlo sai e non ricordi cos’è che vuoi
Ancora ha senso battersi contro un demone
Quando la dittatura è dentro di te».

La dissonante e crepuscolare Ci sarà una bella luce dà quasi fastidio. Sembra un collage di suoni e il testo va dietro alla linea musicale. Altri brani da segnalare sono Spreca una vita, marziale e solida, mentre la disperata poesia in Nostro anche se ci fa male, quasi solo voce e chitarra, addolcisce le coltellate ricevute con i brani precedenti:

«Con il veleno che ti ho messo in cuore
Non si sopravvive mai
Ma tu hai imparato ad amare il tuo dolore
piuttosto che non amarmi più».

Le successive: l'elettrica Giù nei tuoi occhi, marziale e decisa, Io so chi sono con in evidenza gli insoliti fiati e l'orchestrale Iceberg non lasciano molto. La conclusiva La terra promessa si scioglie di colpo porta l'album a un livello superiore. Altro brano poetico giocato sui noise e sull'incidere di un piano che rimane dentro e fa venire voglia di risentire all'infinito il brano.

«Io non so se è sbagliato o no
solo che è cambiato
il mio sguardo il mio sorriso so
che fuori non c'e' più».

La mente, per alcune scelte sia poetiche che musicali, va ad Oceano di gomma (brano di "Non è per sempre").
Viene voglia di risentirlo all'infinito. 



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