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BEETHOVEN/ L'integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra al Conservatorio di Palermo

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Il Conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo sta offrendo al pubblico del capoluogo siciliano un appuntamento da non perdere: l’esecuzione integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven (1770 – 1827). Il Progetto Beethoven sarà articolato in tre appuntamenti serali (ore 21, Sala Scarlatti del Conservatorio) che, nell’arco di una settimana, porteranno sul palco i capolavori concertistici del maestro di Bonn eseguiti dall’Orchestra Sinfonica del Conservatorio e da giovani pianisti, “prodotti” della cantera palermitana.

Sabato 16 giugno Federico Amendola ha diretto il Concerto n. 1 in Do maggiore, op. 15 e il Concerto n. 2 in Sib maggiore, op. 19. Al pianoforte Manuela Giardina e Alessandra Macellaro La Franca soliste, rispettivamente, del primo e del secondo concerto.
Nell’Allegro con brio che apre il Concerto n.1 (1795) le sonorità tipiche dello stile “galante” si legano ad una scrittura pianistica ricca di scale, arpeggi e altre formule di studio; l’indugio poetico del Largo centrale è bruscamente interrotto dal primo tema del Rondò, fortemente ritmico e deliziosamente umoristico. Il Concerto n. 2 viene abbozzato nel 1785, dieci anni prima del Concerto n.1. La partitura, infatti, mostra uno sviluppo di temi e motivi non all’altezza del genio beethoveniano maturo. L’Allegro con brio si apre con un'esposizione orchestrale intimidita, fino all’ingresso di un affabile tema pianistico; il fraseggio melodico solistico dell’Adagio, esteso alle soglie della vocalità, è introdotto da un teatrale gesto orchestrale, mentre il Rondò conclusivo si impone, ancora una volta, per carica ritmica e episodi dal carattere capriccioso.

Mercoledì 20 giugno, Matteo Helfer sarà la bacchetta del Concerto n. 3 in Do minore, op. 37 e del Concerto n. 4 in Sol maggiore, op. 58. Al pianoforte si alterneranno Sandro Russo e  Salvatore Monzo.
Il Concerto n. 3 (1800 c.a.) occupa una posizione centrale nella storia del concertismo beethoveniano divenendo il modello formale del concerto classico – romantico del XIX secolo. La tonalità in Do minore, “firma” della “nuova (drammatica) via” è introdotta, nell’Allegro con brio, da una semplice scansione ascendente dell’accordo di tonica. Modulazioni, micro-variazioni, sviluppi, dialettica tematica e contrasti timbrici sono gli altri ingredienti atti ad ottenere quel respiro sinfonico e unitario del Beethoven maturo.
I
l Largo, intensamente lirico, frantuma la consuetudine classica delle tonalità vicine, iniziando nella tonalità di Mi maggiore; il Rondò. Allegro finale si basa su un divertente ritornello in netto contrasto con gli altri episodi.
Il Concerto n. 4 (1806) comincia, nell’Allegro moderato, con una sonora asserzione pianistica ripresa, successivamente, dall’orchestra. Nell’Andante con moto un dolce corale pianistico si contrappone ai brevi incisi degli archi, mentre il Rondò. Vivace conclusivo è caratterizzato dal costante dialogo tra pianoforte e legni usati a mo’ di solisti.



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