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NORTH SEA FESTIVAL/ Da Hiromi a Esperanza Spalding, tutti i colori del Jazz

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North Sea Jazz Festival  North Sea Jazz Festival

Ma dove scappa tutta questa gente prima dell’ultimo brano della Pat Metheny Unity Band? E come si permettono questi altri signori di entrare a metà del concerto di Jim Hall, per giunta armati di birre, gelati e piatti stracolmi di carne e fagioli?
Calma, calma. Non sono dei matti, anche se i giganti con la polo verde della "Security Company" faticano a contenere il loro entusiasmo. Siamo al North Sea Jazz Festival, una maratona live di tre giorni dal cartellone praticamente imbattibile. Qui il pubblico, al prezzo di un concerto italiano di Keith Jarrett, può ascoltare i grandi del jazz, saltando da uno all’altro dei tredici palchi dell’Ahoy di Rotterdam, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata.

E non c’è molto tempo da perdere. Anzi, bisogna saper prendere decisioni rapide e “dolorose” sacrificando un artista per un altro, magari dandosela a gambe prima della fine del set, sperando che dall’altra parte siano generosi in quanto a bis.
Del resto, non capita tutti i giorni di poter ascoltare in rapidissima successione: Ahmad Jamal, Joshua Redman (artist in residence di quest’ultima edizione), Pat Metheny, Esperanza Spalding, Tigran Hamasyan e George Benson (solo per citare alcuni nomi del programma di sabato 7 luglio).

Ognuno comunque può costruirsi il suo percorso e se ha bisogno di “staccare” può sempre fare il pieno di frutta fresca, bere un drink (la birra qui costa come un caffè espresso, ma per chi vuol spendere c’è anche lo Champagne bar e il Cigar club) o darsi al cibo etnico, magari davanti al maxischermo della NTR che trasmette i “mostri sacri” passati di qui negli ultimi 36 anni. E con un po’ di fortuna si può anche strappare un autografo, tenendo d’occhio lo stand di Arrow Jazz Fm, dove la promettente cantante soul Giovanca intervista gli artisti, reduci dall’esibizione.

Ma torniamo a Pat Metheny, stazione di partenza del nostro personal tour. Concerto intenso e senza sosta il suo, nell’elegante Sala “Amazon”, in cui ha condensato in poco più di un’ora l’ultimo album, “Unity Band”, realizzato con il suo nuovo quartetto (che vede Chris Potter al sax, Ben Williams al contrabbasso e il fido Antonio Sanchez alla batteria).

Un paio di pennellate sulla visionaria Pikasso a 42 corde e l’atmosfera è quella giusta per dare inizio a Come and See. Potter, al clarinetto basso, si fa in due rinforzando l’ostinato del contrabbasso prima e raddoppiando poi il tema con Metheny (che nel frattempo ha già cambiato chitarra), sfoggiando con la sua consueta naturalezza un suono superbo. 



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