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PAT METHENY/ Il successo della Unity Band a Umbria Jazz e al Festival di San Marino

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Pat Metheny (Infophoto)  Pat Metheny (Infophoto)

In un periodo di grave crisi come quello attuale, una sorta di caduta dell’Impero romano, non era difficile presagire un forte ridimensionamento della proposta musicale estiva. Manifestazioni storiche come il Festival Jazz di Villa Celimontana a Roma hanno chiuso i battenti per insufficienti contributi pubblici e privati e anche alcuni dei maggiori festival hanno risentito della crisi. Qui viene spontaneo chiedersi comei soldi pubblici vengano utilizzati. Un giovane oggi ha difficoltà ad accedere alla cultura a causa del prezzo dei biglietti, mediamente molto alti e senza concrete agevolazioni.

L’Auditorium di Roma, struttura pubblica, salvo errore, sin dall’apertura ne è l’esempio più lampante con una politica di prezzi non certo popolare (basti pensare che vengono fatti pagare biglietti anche per dei semplici dibattiti letterari). Ben venga Umbria Jazz con i suoi concerti gratuiti, le rassegne riservate ai giovani musicisti che saranno protagonisti del domani.
A festival che chiudono si contrappongono altri destinati a diventare dei classici come il San Marino Jazz Festival che ha presentato tre eccellenti concerti: Pat Metheny, Enrico Rava e John Scofield. Gli organizzatori vanno lodati anche per aver allestito delle manifestazioni collaterali che hanno dato spazio a giovani jazzisti e ad artisti sanmarinesi. Bella la location, vicinissima allo stupendo centrostorico di San Marino.Tanti gli appassionati giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Un suggerimento alle due manifestazioni: il prossimo anno sarebbe giusto concedere maggiore spazio ai giovani migliori consentendo loro di aprire i principali concerti come accaduto a San Marino Jazz con il Resonance Trio nella serata della John Scofield Hollowbody Band.
Anche Umbria Jazz che rimane il più grande Festival italiano ha visto ridimensionata la propria proposta, (centoottanta concerti contro i duecentosessanta del 2011) allestendo comunque un cartellone di estremo interesse grazie alla considerazione che gli organizzatori di Umbria Jazz si sono guadagnati in anni di competente e appassionato lavoro.

I musicisti in tour in Europa considerano Perugia una tappa imprescindibile dei loro tour; ma questo, a quanto pare, non è sufficiente per avere il sostegno del Ministero che, tecnico o politico, continua a ignorare il più grande festival jazz italiano e uno dei più famosi al mondo. Bisogna anche dire che le proposte musicali sul mercato non brillano certo per originalità come succedeva anni addietro, i nomi sono quasi sempre gli stessi e, sempre gli stessi, garantiscono i pienoni e il richiamo di pubblico e sponsor. La critica, almeno quella più considerata, continua a storcere il naso, quando qualcuno, a loro dire, esce dal seminato come Herbie Hancock (in vero alquanto gigione). Il grande pianista annunciato in formazione semi acustica, piano, chitarra, contrabbasso e batteria si è invece divertito un mondo nel riproporre il suo repertorio funk con tanto di synth a tracolla (Roland AX7).

“Oggi - fa sornione fra un brano e l’altro - con l’evoluzione della tecnica, con una sola tastiera e con il nuovo vocoder posso finalmente proporre brani che, per anni, non mi è stato possibile suonare dal vivo”. Anche se alle prese con il funk è stato, come al solito, un enorme piacere veder suonare Hancock che ha messo in mostra tutto il suo virtuosismo, alternando, sin dal primo pezzo Actual Proof, tastiere e piano acustico sul quale rimane uno dei grandi di sempre. Insieme a lui Lionel Loueke alla chitarra oltre alla prodigiosa sezione ritmica composta da Trevor Lawrence alla batteria e dall’incredibile James Genus al basso elettrico a cinque corde.

Numerosi i contorcimenti e i mugugni percepiti fra il pubblico e la critica piùstagionata, impegnata a guardare le stelle, ma a noi Hancock risulta particolarmente simpatico proprio per l’entusiasmo, la passione, la continua ricerca che mette nella sua musica, nonostante i settanta anni e passa. Certo ha parlato molto e allungato il brodo dando spazio a diversi a solo, in Speak like a child ha anche cantato (!) utilizzando il nuovo vocoder, tenendo anche a precisare di essere stato il primo a utilizzarlo negli anni ‘70. Fra i brani in repertorio alcuni dei suoi classici come Cantalope Island.



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