BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MARIANNE FAITHFULL/ "Give My Love to London": cartoline da una Carnaby Street della memoria

La fidanzatina di Mick Jagger ai tempi della Swingin' London torna con un disco di una intensità strepitosa, "Give my love to London". La recensione di PAOLO VITES

Marianne Faithfull, la cover Marianne Faithfull, la cover

E' la Marlene Dietrich del rock. E' nostra sorella morfina, è l'inglese spezzata in due, la meravigliosa regina della Swingin' London, finita a vivere sotto a un muro a elemosinare spiccioli per pagare la sua tossicodipendenza. Quello che il suo ex amante, Mick Jagger, declamava senza vivere, lei l'ha preso sulle sue spalle e all'inferno ci è andata davvero, fortunatamente con un biglietto di ritorno. E' morta, rinata ed è tornata a testimoniare. 

"Give My Love to London", insieme al suo storico disco del 1979 "Broken English", che segnava appunto la resurrezione di una persona data per morta dopo un decennio di abusi, è il suo capolavoro. Di una onestà disarmante. E' il disco che Nick Cave, che qui collabora scrivendo per lei la trascendentale Late Victorian Holocaust, non riesce più a fare da molti anni. Così Marianne ha preso il suo posto e ha fatto il disco che tutti sognavamo. Non solo Nick Cave: alcune delle menti migliori della sua e della più recente generazione sono accorsi da lei, come è giusto che sia quando Marianne entra in studio: Roger Waters, che ha scritto per lei la splendida Sparrow Will Sing; Anna Calvi, con Falling Back. E ancora: Brian Eno,  Ed Harcourt, Steve Earle, tutti accorsi alla sua corte per dare un contributo.

Il disco che Nick Cave, ormai sazio, non riesce più a fare: ecco perché in "Give my love to London" suonano alcuni musicisti dello stesso Cave, Warren Ellis e Jim Sclavunos. E poi Adrian Utley dei Portishead, alla chitarra, Rob Ellis, che è anche uno dei produttori, noto per il suo lavoro con PJ Harvey. Insomma, il meglio del rock inglese più lacerante e visionario, quello che si è  egregiamente imposto con un tratto distintivo che ha ridato dignità, linfa e spessore alla Perfida Albione. Marianne li ha evocatie loro sono arrivati: il risultato è probabilmente il disco migliore di questo 2014 agli sgoccioli. 

Solo Leonard Cohen può competere con questa donna per quanto riguarda mettere a nudo cicatrici e ferite ancora sanguinanti, e non è un caso che Marianne incida un pezzo dell'ultimo Cohen, Going Home, dal disco di un paio di anni fa. Perché lo abbia fatto, non c'è neanche bisogno di commentarlo, tanto è evidente che stiamo assistendo al dialogo di due umanità profonde che la vita l'hanno indossata senza paure a costo di qualunque prezzo, pure di flirtare a lungo con la morte. E i due, entrambi meravigliosamente anziani, dialogano serenamente tra loro, dicendosi cose che noi comuni mortali non sappiamo neanche immaginare.


COMMENTI
02/10/2014 - cara Marianna... (Sergio Palazzi)

A giudicare da una metà dei superlativi pare sia un disco interessante... e la baronessa, quando non si butta via, è una delle poche voci immense che abbiamo ancora la grazia di poter ascoltare. Ho rimesso sul piatto Broken English, sperando ancora una volta che lei stessa, chissà, possa tornare fin lassù (anche se non c'è più un Lennon a prestarle una Working Class Hero perchè ne faccia la versione definitiva, e nemmeno Lucy Jordan, poveretta). Certo, ogni tanto tira un colpo mica male come Easy come, easy go... ma forse stavolta il colpo l'ha fatto grosso? L'unica cosa, visto che si suppone che gli acquirenti siano di un certo genere, a che pro far uscire CD ed MP3 a fine settembre, se per l'indispensabile LP si deve aspettare l'uscita il 30.10? Major mistery tour.