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VAN DE SFROOS/ L'intervista: in queste canzoni c'è tutto l'amore del mondo

Davide Van De Sfroos a ruota libera: nelle musiche del nuovo disco "Goga e Magoga", nei testi e anche nelle parole come in questa intervista esclusiva. PAOLO VITES

Foto di Teo Zanca Foto di Teo Zanca

"Accidenti Davide: ai tempi del vinile questo sarebbe stato un triplo ellepì". "Esatto, come Sandinista dei Clash!". Scherza e ride Davide Van De Sfroos, è decisamente di buon umore e soddisfatto del suo nuovo disco, il primo dopo tre anni, e ovviamente la prima cosa che gli viene in mente è uno dei suoi gruppi preferiti, i Clash. Chi scrive lo ricorda sul palco pochi minuti prima di una esibizione, intento ad attaccare con cura sulla sua chitarra un adesivo dei Clash. Le radici musicali di quest'artista sono profonde e diverse, ma tutte sanamente rock. Lo si sente in questo disco, "Goga e Magoga", ricchissimo di spunti, di citazioni, di una varietà sonica come non era mai successo prima. E allora ci sta un'altra citazione: "Potrebbe essere un 'freewheelin' Van De Sfroos, un Van De Sfroos a ruota libera, che ne dici?". Annuisce ridacchiando.

Anche liricamente è un disco ricco come non mai, un disco "bipolare" lo ha definito lui con una delle sue tipiche irresistibili immagini, che racconta "un'epoca che con il bipolarismo e la confusione interiore ed esteriore ha imparato a convivere con apparente rassegnazione". Un'epoca dove l'io dell'uomo è devastato, annichilito e addormentato, e lui lo dice benissimo, ma non per questo bisogna arrendersi. "Le mie canzoni cercano di comunicare comunque speranza" sottolinea. Ed è vero: immagini di luce appaiono e scompaiono qua e là nelle canzoni. Maria, la madre di Dio, per cui una preghiera vale sempre la pena, l'infermiera davanti alle atrocità della guerra che diventa un padre nostro. E alla fine quella dichiarazione bellissima, che la vita è un dono, che la vita è appartenenza, che la vita è affidarsi: "Qualcuno di loro ha maledetto il suo ballo, qualcuno ha perfino pregato di esser tagliato ma in molti accettano il dono, il dono di farsi cullare".

Ci siamo dentro tutti in questo disco: depressi, devastati, incazzati, sconfitti, ma alla fine redenti. Dalla positività che la vita ha sempre con sé: "In queste canzoni c'è tutto l'amore del mondo", dice. Aggiungendo: "E' un buon segno che siamo così tanti oggi a essere turbati da questa vita, da tutte queste cattiverie e dolori, perché è il segno che la nostra natura desidera altro, desidera la felicità, quella vera". 

Cè un sacco di musica in questo disco, un sacco di spunti, ci toccherà ascoltarlo a lungo per scoprire tutto quello che c'è.

Non sono stato su a pensare devo fare un disco da cantautore o chissà cosa. E' stato invece come se degli affreschi del passato che avevo nella mente  si fossero risvegliati, uscivano fuori i suoni di un'epoca e non avevo nessun problema ad affrontarli tutti pur rimanendo fedele a me stesso e questa è una cosa fondamentale del disco.

Ci sono brani più rock e brani meno rock, questa se non sbaglio è stata una intenzione voluta, è così?

Ci sono otto pezzi più aggressivi e provocatori con al centro la voglia di risvegliare e di non deprimersi e poi altri otto dentro ai quali c'è tutto l'amore del mondo, quelli più belli e più anziani come suono perché è comunque il disco di uno che non ha più venti, trenta o neanche quarant'anni. 

Come sei arrivato a metterlo insieme? Tre anni dall'ultimo disco non sono stati pochi. 


COMMENTI
22/04/2014 - Se hai paura di tagliarti coi vetri (Sergio Palazzi)

Da lunedì scorso, con l'anteprima a Como per il "pubblico mondiale", l'ho ascoltato solo una dozzina di volte, indi per cui sono d'accordo con Vites: non è un disco di immediata comprensione. Il che non significa che però non ti attiri e travolga subito, il lavoro sulla musica stavolta è tra i migliori del Davide. Gli inserimenti di Leslie in controcanto hanno il loro perchè. Bella dire al figlio - sì, ma quale dei tre? - che se hai gustato un bicchiere di vino non avrai paura di tagliarti coi cocci di un vetro. Ma senza escludere la saggezza del re del giardino, che non casca più nel richiamo delle sirene. E tanti giochi di suoni che incrociano la potenza del dialetto con la consapevolezza delle lingue "alte", "No tusa, no cry, che se sa mai", "... e l'ha anca imbrucaa el mè nomm", "la pressa la lüstra i binari dei treni"... Sì, decisamente in forma l'amico. Si è scrollato di dosso qualcosa, ripensa anche ai Kosmische Kuriere (chissà perchè non cita mai Popol Vuh, cui mi pare più vicino per il sincretismo delle sonorità). Davide dice senza troppi giri di parole che verso i cinquanta devi guardare le cose in faccia e darti una mossa. Guccini le diceva giusto vent'anni fa, "è questo quel periodo in cui i ruggiti si fan fiochi oppure si ruggisce veramente". Sarà che dopo essermi bagnato tante volte nell'acqua del lago, ieri per la prima volta mi sono bagnato nel Limentra sotto al mulino di Pavana, ma li sento come inviti personali. Bello che però li sentano anche i ragazzi!