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CAT STEVENS/ Il ritorno del cantautore islamico che si dimentica di Jihadi John

Il prossimo 11 novembre Cat Stevens, oggi Yusuf Islam, sarà in Italia per un unico concerto. L'occasione dà lo spunto per alcune riflessioni su quanto accade oggi. di PAOLO VITES

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"Sono tornato, Obama". Le immagini di "Jihadi John" come è stato soprannominato il killer di James Foley e adesso di Steven Sotloff e le sue parole di sfida fanno quasi venire in mente un film western, del tipo "Sfida all'OK Corral". O anche una brutta e disgustosa versione di un classico di Sergio Leone. Gli ingredienti ci sono tutti: il deserto, la vittima in attesa di essere giustiziata, il carnefice con il coltello in mano invece di una Colt 45, il soprannome degno appunto di apparire tra il buono, il brutto e il cattivo, tra Clint Eastwood e Eli Wallach. E le sue parole di sfida: precise, pensate, impietose.

C'è un altro elemento però: "Jihadi John", che si è meritato anche una pagina di wikipedia, è inglese, come si è capito dal suo accento da perfetto est londoner. Pare che nella sua vita precedente fosse un dj o anche un rapper. Il nome "John" l'ha preso in prestito da John Lennon in quanto la cellula terroristica di cui faceva parte a Londra si faceva chiamare i "Black Beatles" e i suoi compagni George e Ringo.

Non è la prima volta che i Beatles finiscono dentro a un episodio di orrore. Nel 1969 la gang di Charles Manson, quella che massacrò Sharon Tate e alcuni suoi ospiti ponendo fine al sogno hippie di pace e amore, usò la loro canzone Helter Skelter per firmare la strage, scritta con lettere di sangue delle vittime sui muri della casa in cui avvenne il fatto.

Non è colpa dei Beatles ovviamente. La colpa è altra.

Sono moltissimi, specialmente gli inglesi, gli occidentali che si sono uniti ai sanguinari terroristi islamici di Isis in Siria e in Iraq. Sono, secondo le testimonianze, e l'esempio di Jihadi John, i più sanguinari, i più cattivi, i più fanatici. Ci sarà un motivo perché proprio un inglese è stato scelto per essere filmato mentre decapita i due giornalisti americani. 

Mentre si teme una ondata di terrorismo islamico in occidente, dovremmo piuttosto renderci conto che quel terrorismo è già qui da noi da tempo. E' frutto dell'occidente. Isis è un terribile gioco nato qua da noi. 

Tra i più sanguinari esponenti di Isis ci sono anche diverse donne, anche loro inglesi. Una, Sally Jones, faceva parte di un gruppo rock tutto al femminile e amava definirsi una strega. Oggi sembra sia la donna di Jihadi John, si fa fotografare con il burqa e un mitra in mano e dice che i cristiani meritano la decapitazione e se ne avrà l'occasione farà volentieri il boia. Un'altra ragazza inglese, Khadijah Dare, ha lasciato il regno Unito nel 2012 insieme al fratello per unirsi a Isis ed è adesso sposata con uno svedese anche lui giunto in Siria per combattere con le milizie jihadiste. Su twitter, all'indomani dell'esecuzione di James Foley, ha postato frasi esultanti sulla sua decapitazione. Umm Layth ha studiato alla prestigiosa Glasgow Caledonian University prima di andare in Siria e ha spesso commentato su twitter lodando l'uccisione del soldato inglese Lee Rigby opera di due islamici inglesi e l'attentato alla maratona di Boston. Sono solo alcune.