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Musica e concerti

BOB DYLAN/ "Shadows in the Night", anticipazioni: il segreto di Ol' Blue Eyes

Bob Dylan pubblica il 3 febbraio un disco nuovo interamente composto da canzoni incise in passato anche da Frank Sinatra. PAOLO VITES spiega cosa c'è dietro a questo progetto

La copertina del discoLa copertina del disco

"Happy birthday, Mister Frank". Non erano in molti quelli che potevano permettersi di rivolgersi a lui chiamandolo semplicemente Frank. Facendo così, al termine della sua esibizione durante la serata dedicata agli 80 anni di Frank Sinatra, Bob Dylan dimostrava ancora una volta la sua sfrontatezza e la sua audacia, caratteristiche che lo avevano sempre caratterizzato nel corso della sua carriera, esattamente come avevano accompagnato quella di Sinatra. E poi Dylan quella sera, così dicono le leggende, era stato invitato a esibirsi personalmente da lui, da Ol' Blue Eyes.

Dylan in cambio dell'onore aveva dato vita a una delle sue più intense e commoventi esibizioni di sempre, scegliendo un suo brano oscuro e dimenticato da tutti, pieno di mestizia, risentimento e malinconia, la canzone Restless Farewell incisa originariamente nel 1964, quando la distanza tra i due non poteva essere più macroscopica. Il folksinger della nuova sinistra e della nuova America kennedyana uno, il simbolo di un'America superata dai tempi e dalle circostanze storiche l'altro, quella della buona borghesia, dei guardiani del mondo libero, del boom economico dove ognuno può farcela.

Restless Farewell, ma pochi se ne accorsero quella sera con l'unica eccezione probabilmente dello stesso Sinatra, era la versione dylaniana di My Way, scritta anni prima che Sinatra incidesse la sua dichiarazione di vita, il suo manifesto. Dylan cantava la stessa dichiarazione di indipendenza e così facendo chiariva perché i due più grandi artisti americani del novecento, insieme a Elvis naturalmente, erano sulla stessa strada: "Un falso orologio prova a sputare fuori il mio tempo, per disgrazia, distrarmi e preoccuparmi, la sporcizia del pettegolezzo mi soffia in faccia, ma se la freccia è dritta e il bersaglio è scivoloso, può penetrare nella povere non importa quanto essa sia spessa, quindi rimarrò fedele a me stesso, rimango quello che sono e dico addio e non me ne frega niente". Esattamente come Sinatra diceva in My Way: "Ho programmato ogni percorso, ho fatto attenzione a ogni passo e molto, molto più di questo, l'ho fatto a modo mio".

Ecco perché quella sera, dopo averlo ascoltato cantare, Frank Sinatra rimase per alcuni lunghi secondi immobile con un sorriso che era quasi un ghigno di fraterna corrispondenza, stampato sul viso. 

Tutti coloro che storcono il naso al pensiero che Bob Dylan abbia inciso un disco di canzoni rese note nel repertorio di Frank Sinatra mancano questo e altro ancora. Bob Dylan, quello la cui voce è stata definita il rantolo di un cane della prateria, il rigurgito di una sorta di uomo lupo che si permette di fare Sinatra? Orrore, dicono.  Bob Dylan, il simbolo dell'altra America, quella dei diritti civili e della contestazione che canta il repertorio di un mafioso colluso con il sistema? Che tradimento. Sciocchezze, ovviamente, che mancano il cuore del mistero affascinante che è la musica. Ogni volta che la si rinchiude in stereotipate categorie ideologiche essa muore, e noi con lei.