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FRANK SINATRA/ I cento anni di The Voice: "la prova dell'esistenza di Dio"

Oggi si ricordano i cento anni della nascita del più grande cantante di ogni epoca, l'italo americano Frank Sinatra. PAOLO VITES ne traccia la meteora che ha segnato la storia

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“La musica più brutale, brutta, degenerata, una sotto forma di espressione viziosa: naturalmente mi riferisco al rock’n’roll”. Che Frank Sinatra non amasse il rock’n’roll non deve stupire, ma ovviamente non era nemmeno consapevole che il suo album pubblicato nel 1955, In the Wee Small Hour of the Morning, sarebbe stato una sorta di precursore, non certo nelle musiche, ma nell’ambientazione, di tanti dischi rock intimisti e soprattutto dei cosiddetti concept album. In the Wee Small Hour venne fortemente voluto dallo stesso Sinatra come una raccolta di canzoni a tema, dedicate al corrompersi della relazione con la sua seconda moglie, l’attrice Ava Gardner, Un tipo di album che ai tempi nessuno si era mai sognato di fare, ancora legati come si era alla raccolta di 45 giri usciti in precedenza e messi in un unico ellepì. Qua invece per la prima volta c'era una storia da raccontare.

Tutto il disco, dalla copertina al mood musicale e lirico, ruota attorno alla sofferenza della fine di un amore e al disperato tentativo di salvarlo in qualche modo, qualcosa che diverrà comune per i grandi cantautori come Dylan e Springsteen, per dirne due, che si cimenteranno in concept analoghi (Blood on the Tracks e Tunnel of Love).

La straordinaria copertina, con un dipinto di Sinatra sigaretta in mano, cappello storto, sguardo perso nel vuoto davanti a un lampione e quei colori blu e nero sarà da sola una grande influenza per i futuri cantautori rock. Sinatra raggiunge qua i vertici del suo cantato, già straordinario, esprimendo sofferenza e solitudine in modo quasi insostenibile. Che il disco fosse una confessione privata resa pubblica, quindi un diario in presa diretta di un cuore autenticamente a rotoli, lo dimostra il fatto che, come hanno raccontato i musicisti presenti in sala, più volte il cantante scoppiava in lacrime durante le incisioni, soprattutto del brano When Your Love is Gone.

Pubblicato nell’aprile del 1955, il disco arrivò immediatamente al numero due delle classifiche, diventando ben presto uno dei suoi massimi successi. Come scrisse qualcuno, questo disco è probabilmente l’evocazione definitiva del senso di solitudine e di perdita.

“La dimostrazione dell’esistenza di Dio” ha detto Bono degli U2 riferendosi alla voce del cantante americano. “Nella sua voce potevo sentire ogni cosa: la morte, Dio, l’universo. Tutto” ha detto Bob Dylan che proprio recentemente ha pubblicato un disco di standard resi celebri anche nelle interpretazioni di Sinatra e che ogni sera nei suoi concerti ne rende esecuzione mirabilmente affascinante.

Come Johnny Cash, Elvis, Dylan o Springsteen, Frank Sinatra è stata una delle grandi voci americane del novecento e come quei cantanti, ha espresso tutte le contraddizioni dell’essere americano, nel bene e nel male. La vita spericolata, l’alcol, le donne, i rapporti ambigui con la mafia, le amicizie con presidenti diversi, da JFK a Reagan. Contraddizioni: tante. “Ma molto, molto più di questo, l’ho fatto a modo mio”. E cioè con la musica. Libero e immerso in quella visione, fatta di malinconia insondabile, Frank Sinatra trovava la sua ragione di essere uomo probabilmente solo quando cantava. Non c’è difficoltà a definirlo la più grande voce di ogni epoca, oltre ai Caruso e a tutti i cantanti pop e rock messi insieme.