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PENTAGRATE MUSIC FEST/ Sacri Cuori e tensione al destino, la grande musica trionfa anche in provincia

Pubblicazione:lunedì 6 luglio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 6 luglio 2015, 17.57

Sacri Cuori Sacri Cuori

In un momento storico dove la massificazione a senso unico della musica tramite mega festival sponsorizzati dalle corporation dello spettacolo che impongono prezzi dei biglietti proibitivi, spazi per la musica stile lager e da sponsor stile Grande Fratello (basta birra Heineken ai concerti, che fa pure schifo) che propongono cartelloni musicali a base di vecchie glorie, nostalgia incalzante e pochissime novità che non siano dettate dal volere delle suddette corporation (discografiche, radiofoniche, televisive), la musica vera bisogna andarsela a cercare in provincia. Sempre se si ha voglia di cercare nuove sfide, nuove proposte, nove emozioni e non averle prefabbricate sul comodino di casa.

Il Pentagrate Festival di Agrate alla sua prima edizione in questo senso è una sfida accattivante e coraggiosa. In una cittadina alle porte di Milano dove i bar chiudono alle otto e mezza proporre musica e aggregazione ci vuole coraggio. Quello che hanno avuto Pier Angelo Cantù, firma storica del giornalismo musicale italiano, e l’amministrazione della cittadina. Ecco cosa è successo nella prima di due serate.

Venerdì 3 luglio in cartellone i Sacri Cuori, band romagnola.

Arrivano ancora in abiti civili. Qualcuno dice che si assomigliano tra di loro. Vero (ma non diteglielo). Alla fine del concerto, infatti, sarei andato da uno dei componenti a chiedergli perché suona solo il sax baritono: "Non lo so perché " - mi risponderà poi Checco - "io suono il basso." Avevo confuso il bassista con il sassofonista.


Ma torniamo a prima del concerto: Antonio Gramentieri, leader della band, arriva in zona ‘live’ e si scusa per non essere ancora con abito da cerimonia. Ha occhi piccoli che brillano, sorriso da romagnolo in gita ed una gran voglia di suonare. Ci saluta e va dietro a quello che dovrebbe essere un palco per uscire dopo 20 minuti in total black da santone del rock pronto per una intervista fatta da un emozionato PJ Cantù. Antonio parla della musica dei Sacri Cuori, della loro ricerca dei suoni, di come la loro musica nasca da una miscellanea di esperienze e passioni e, soprattutto , dal destino. No, non fraintendete: Grammo non è un fatalista bigotto. Lui ci crede veramente nel destino buono, ovvero nel fatto che la musica faccia accadere cose che ti possono cambiare la vita in meglio. Lo dice almeno in due occasioni mentre risponde alle domande del direttore artistico del Pentagrate: "abbiamo seguito quello che il destino ci ha fatto incontrare. Come quando abbiamo incontrato Carla Lippis durante il nostro tour australiano. Lei è italo-australiana e canta nello stile delle più grandi interpreti femminili italiane degli anni '60. E' stato il destino che ce l'ha fatta incontrare e come ci insegna Bob Dylan, quando ti accadono le cose devi solo andargli dietro".

Nel frattempo i posti a sedere della piazza sono quasi tutti occupati. Solo in parte da appassionati. Molti agratesi. Giovani e meno giovani. Esistono. E sono vivi. Miracolo numero 1 di PJ Cantù per intercessione dei Sacri Cuori.


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