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KEITH RICHARDS/ "Crosseyed Heart": un cuore strabico innamorato della vita

Ventitre anni dopo il suo ultimo disco solista, il chitarrista dei Rolling Stones torna con un album di grande bellezza e intensità, Crosseyed Heart. La recensione di PAOLO VITES

La copertina del CD La copertina del CD

Che cosa fa una pietra quando non rotola? Non si lascia coprire di muschio se questa pietra si chiama Keith Richards. Si guarda dentro, riscopre quello che ha accumulato in una lunga vita, un amore grande così per la musica in tutta la sua interezza e ne fa un bel disco. Che è poco "rolling" e molto "stone" nel senso che Richards a differenza di Jagger è ben fisso sulle radici della musica. Come una pietra. Un po' come Bob Dylan che ormai da molti anni vive in un mondo antico e fa musica che appartiene all'era pre rock'n'roll: il blues, il jazz, il folk, il country precedenti alla rivoluzione di Elvis. Che poi sono la cifra stessa che costituisce il rock'n'roll. 

Anche il chitarrista degli Stones nel suo nuovo disco solista, "Crosseyed Heart", a ventitré anni di distanza dal precedente (con questo tre in tutto nella sua carriera) percorre queste strade, tanto che l'unico vero pezzo che ha il sapore e l'eccitazione della sua band appare solo a un certo punto, Trouble, anche se gli indizi qua e là non mancano. Un disco raffinato, cantato con un cuore (strabico, perché è un cuore che si è giocato tutto nella vita) purissimo, dove emerge tutta l'onestà di un artista che ha dedicato ogni attimo dell'esistenza a qualcosa di più grande di lui, la musica. Canta Bene in questo disco, Keith Richards, stupendo visto che non è mai stato un cantante vero e proprio, certo non all'altezza dell'amico/nemico Jagger, ma questo lo sanno tutti. In "Crosseyed Heart" supera se stesso declinando la voce come un vecchio crooner pieno di affetto e sincerità.

I brani di Richards solista, come già ci avevano mostrato i due dischi precedenti, sono un po' pezzi degli Stones prima della lavorazione di Mick Jagger. Scarni, essenziali, tenuti su da riff squadrati e implacabili. Jagger poi li colora e li fa diventare quella festa grande che sappiamo. Ma in "Crosseyed Heart" Keef va oltre e incide una serie di brani che portano lontano, perfetti per un noir di Raymond Chandler. E' un viaggio alle radici, compiuto quasi tutto di notte, tra ricordi, fantasmi e promesse infrante.

La decisione di incidere un pezzo antico come la storia dell'uomo, Goodnight Irene (il classico del bluesman Leadbelly risale al 1933), è indicativa di tutto questo. La voce rotta del vecchio pirata che canta questa tenera ninna nanna, in realtà l'incubo di un carcerato che sogna oltre le sbarre della sua cella, dicono tutto quello che c'è da dire a proposito di cosa significhi questo disco per il suo autore.

Disco che presenta anche brani enigmatici come Amnesia, caotico, volutamente spiazzante. Non è una canzone vera e propria, è un intreccio di riff, è come aprire le vene di Richards e vedere cosa ci scorre dentro: non sangue, ma groove. L'assolo di chitarra è pastoso, denso, pieno di soul e del fango del Mississippi. C'è spazio anche per il vecchio amico scomparso un anno fa, Bobby Keys, con uno dei suoi assoli di sax così caratteristici.