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Musica e concerti

BOB DYLAN/ Premio Nobel per la letteratura, la poesia è tornata per le strade

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Adesso, dopo quasi vent'anni di candidature, ha fatto bingo, ottenendo il premio più importante di tutti, il Nobel alla letteratura. La canzone rock è ufficialmente sdoganata? Bob Dylan entra a far parte della "cultura alta" quella contro la quale si era scagliato in tante canzoni e a Princeton? Adesso la canzone rock è letteratura riconosciuta pure dagli accademici “che contano”? Dicono che al momento della sua nomination, a Stoccolma, si sia levato un boato di disapprovazione. Si sono letti commenti  come quello dello scrittore Irvine Welsh: "Sono un fan di Dylan, ma questo è un premio nostalgia mal concepito strappato dalla prostata rancida di vecchi hippies balbettanti"; Alessandro Baricco: "Allora anche gli architetti possono essere considerati poeti". Come cantava lo stesso Dylan, “qualcosa sta succedendo qui, ma non sai che cosa, Mister Jones”. Il mondo della letteratura è pieno di Mister Jones.

"Una canzone è qualcosa che può camminare da sola io scrivo canzoni una poesia è un uomo nudo qualcuno dice che io sono un poeta", aveva scritto Bob Dylan una cinquantina di anni fa. Che valore abbia realmente oggi un premio Nobel, visti gli usi e gli abusi che se ne fanno, ad esempio con quello per la pace, non si sa veramente. 

E' curioso che questo premio sia stato a conferito a Dylan lo stesso giorno che moriva Dario Fo, un altro Nobel alla letteratura che tecnicamente con la letteratura classica non centrava niente e che in tanti hanno irriso. Qualcuno potrebbe dire anche che Dylan e Fo sono stati una sorta di concessione “politica” a certo mondo alternativo, tanto per apparire “politicamente corretti” e far vedere che loro, gli accademici, sono persone aperte (ma avrebbe avuto senso 40 anni fa, quando la musica rock era realmente contro cultura). O dire che il premio Nobel a Hemingway o a Quasimodo aveva ben altro valore e contenuto.

Si può anche dire che la canzone rock non è poesia. Lo ha sempre sottolineato uno come Francesco De Gregori, da sempre definito “il poeta” della canzone italiana: “Scrivere canzoni è diverso dalla letteratura. Se esistesse un Nobel per la musica, Dylan lo meriterebbe senza “se” e senza “ma”. Dargli quello per la letteratura sarebbe come dare un premio per la falegnameria a un idraulico”.

C'è però qualcosa che va al di là di queste prese di posizione, entrambe. La canzone rock, nelle sue più alte manifestazioni, ha rappresentato qualcosa di unico e innovativo che ha scombinato la concezione di poesia e letteratura, ha aperto un universo fino ad allora sconosciuto, ma difficilmente si è voluto prenderne atto (anche se in America oggi prestigiose università dedicano cattedre alla canzone rock). Non più solo parola su carta (anche se tante canzoni di Dylan, a differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi, si reggono benissimo anche su sola carta) ma unione espressiva di parola e suono. Composizioni soniche, che nell'unione di due elementi danno vita a una forma espressiva che non si può scindere, tanto una dipende dall'altra. E getta all'aria le coordinate su cui si è adagato il mondo della letteratura da secoli, pauroso di fare concessioni che lo potessero minare.

In un certo senso un ritorno alle origini, se è vero come è vero che sin dai tempi di Omero o dell'Antico Testamento la grande letteratura veniva cantata dalla voce umana, non scritta. Poi qualcuno metteva su carta o su papiro quello che ascoltava. Si dice addirittura che Shakespeare non abbia mai scritto nulla di suo pugno, ma che le sue opere siano state messe per iscritto da chi ascoltava.

In questo senso Dylan chiuderebbe un cerchio iniziato millenni di anni fa, risultandone l'erede più degno. L'errore più grande però che si potrebbe fare adesso sarebbe quello di dividere i testi di Dylan dalla sua musica. Se ne ucciderebbe il senso più vero.


COMMENTI
14/10/2016 - GRAZIE VITES!! (emanuele arghenini)

Bellissimo articolo. Se organizzi qualcosa per festeggiare il Nobel al grande Bob avvisami, ciao