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IL CASO/ L'Opera politica contemporanea può far rinascere la Lirica anche in Italia?

Foto: Giusto/Carabella Foto: Giusto/Carabella

Un'infinita primavera attendo,commissionata dall’Accademia Filarmonica Italiana con il supporto dell’Enciclopedia Italiana e di Errebian, si può augurare un miglior destino. Non solo il Teatro Palladio era esaurito (e con molti giovani) la sera della prima, ma ne verrà tratto un DvD che verrà mostrato sui principali canali televisivi e nelle scuole. Richiede un piccolo organico e – mi auguro - verrà ripresa, se non immediatamente da teatri lirici, da associazioni filarmoniche locali o società di amici per la musica sparse per tutta Italia. Sarebbe perfetta , al esempio, al Teatro Lauro Rossi di Macerata o portata al Teatro Nazionale di Roma.

La vicenda tratta di Aldo Moro alla ricerca di nuova e più stretta coesione tra gli italiani tramite il compromesso storico; è scandita un prologo orchestrale (ottimo l’ensemble della Università Roma III diretto da Gabriele Bonolis), otto scene ed un epilogo (in 70 minuti senza intervallo). I personaggi sono stilizzati (ilPresidente, l’Intellettuale, la Segretaria e così via), la linea vocale va dal declamato all’arioso (a differenza, tanto per citare del neoromanticismo di Flyod e della fusione tra ritmi latino-americani  ed elettronica di Strasnoy). L’orchestra, ancorché un piccolo ensemble, si giustappone alla semplice linea vocale (necessaria anche per fare comprendere i dialoghi) è ricca di impasti e di atmosfere. Efficace la regia di Cesare Scanton. Buone tutte le voci, tra cui primeggia Daniele Adriani nel ruolo di Aldo Moro.

E’ un  filone che va sostenuto; da un lato , ‘svecchia’ potandolo su temi d’attualità; da un altro, la decantazione musicale permette di entrare in aree dove la cronaca e la stessa saggistica non riescono ad accedere.

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