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Musica e concerti

PATTI SMITH/ "M Train": quell'ardente tristezza che si chiama desiderio

Dopo il bellissimo Just Kids, Patti Smith ha pubblicato un nuovo bellisismo libro, "M Train", struggente diario personale e meditazioni sull'arte dello scrivere. PAOLO VITES

La copertina del libroLa copertina del libro

Patti Smith vive da sola a New York. Il marito è morto ormai da anni e i figli sono grandi, ognuno per la sua strada. Patti Smith vive in un appartamento di due piani nel disordine più totale, tra oggetti accumulati da una vita da cui non sa privarsi, alle calze spaiate e alla ciabatta singola che trova difficoltosamente sotto al letto. L’altra chissà dove sarà. Con lei un paio di gatti e un cagnolino. 

Tutte le mattine si infila un cappello di lana, un cappotto consunto, un paio di scarponi e attraversa il viale fino a Bedford Street per raggiungere il Cafè ‘Ino uno dei tanti locali del Greenwich Village. Qui beve tazze di caffè nero, mangia pane integrale tostato che immerge in un piattino pieno di olio. Ha un tavolo che è sempre il suo perché è sempre la prima ad arrivare alle nove di mattina. A volte però lo trova occupato, allora entra in bagno con un libro da leggere, aspetta dieci, quindici minuti finché il cliente se ne va e prende possesso del suo angolino: “Mi dà un senso di riservatezza dentro al quale mi ritiro in un’atmosfera tutta mia”. A volte il cliente non ne vuole sapere di andarsene: “Come suo, ha prenotato il tavolo?”. Lei con il suo berretto di lana e il cappotto sgualcito se ne sta in piedi come un bambino a cui hanno portato via il gioco preferito. “Be’ no, ma è il mio tavolo preferito” prova  a protestare. “Era seduta qui? Non c’è niente sul tavolo e lei ha il cappotto addosso”. Fosse stato un episodio dell’Ispettore Barnaby l’avrebbero trovata strangolata in un dirupo dietro a una canonica abbandonata, pensa Patti. 

E’ infatti una grande amante dei telefilm polizieschi, il suo tempo libero lo passa a guardarseli tutti, dice che i detective sono come gli scrittori in cerca di indizi da raccontare. “Non te la stai prendendo un po’ troppo per un tavolo d’angolo?”. A parlare era il mio Grillo Parlante interiore. “Oh va bene” ho detto. “Possano le piccole cose del mondo riempirla di gioia”. “Bene bene” ha commentato il grillo. “E possa restare prigioniera di una quantità di roba da riempirci un magazzino, senza cibo, acqua né cellulare”. “Me ne vado ha concluso la mia coscienza”. “Anche io” ho concluso e sono uscita".

Patti Smith vive nel suo appartamento da sola, come un antico monaco medievale. Lei parla con gli oggetti, chiede loro scusa quando sono fuori posto, o quando ha una scarpa slacciata e si piega ad allacciare chiede scusa alla stringa per averla lasciata slacciata. Ogni tanto dice una piccola preghiera agli oggetti, alle cose che hanno avuto una vita in mano di qualcuno, di lei, del marito, una foto di Albert Camus incorniciata dal figlio e appesa vicino al frigorifero, la scrivania e la seggiola di suo padre a cui da piccoli era vietato avvicinarsi e a cui non si siede neanche oggi, per rispetto. E’ un monaco del terzo millennio nella città dei grattacieli e dell’alienazione urbana, cammina per New York in cerca della chiesa di un antico serbo ortodosso per stare in silenzio davanti a lui.

Ha un bello scrittoio per lavorare, ma “preferisco lavorare a letto come un convalescente in una poesia di Robert Louis Stevenson”.