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Musica e concerti

LUZZATTO FEGIZ/ "Troppe zeta nel cognome", l'intervista: quando eravamo "absolute beginners"

Per quasi cinque decenni MARIO LUZZATTO FEGIZ è stato il nome di riferimento della critica musicale, nel bene e nel male. Oggi si racconta in un libro. Lo abbiamo intervistato

La copertina del libroLa copertina del libro

Di solito l'introduzione a un libro la si affida a qualcuno che, più o meno volutamente, esalti e incensi l'autore del libro stesso e quello che ha scritto. Un biglietto da visita affidato a un nome importante per fare bella figura insomma.

Nel caso dell'autobiografia di Mario Luzzatto Fegiz, decano dei critici musicali italiani ("Troppe zeta nel cognome, vizi pubblici e private virtù di un critico musicale", Hoepli, 247 pagg.) il nome illustre c'è (Pippo Baudo ne è l'autore), i complimenti e le buone parole molto poche. Come dice lo stesso Baudo, Fegiz è stato a lungo "una mina vagante" e come dice Fegiz, "ho inventato un genere che non esisteva: la stroncatura". 

Questo è un libro coraggioso, dove si fanno nomi e cognomi, si critica e ci si autocritica, a volte c'è cinismo altre volte ci si commuove: "Ero ambizioso, volevo superare tutti i colleghi, cercavo lo scoop a tutti i costi, fino a quando lo scoop sono diventato io". Si paga un prezzo alla fine a voler arrivare sempre per primi, e Fegiz lo ha pagato con una lunga crisi personale da cui è uscito, come dice lui, grazie alla psicanalisi e alla fede: "Pensi che stasera devo tenere il corso fidanzati della mia parrocchia, 29 persone, peggio della giuria di Sanremo" dice ridendo. 

Questo libro è un dietro le quinte di affascinante contenuto e anche il ritratto di una Italia (e di un mestiere) che non esiste più. E una dichiarazione di amore per la musica: "La musica cura tutto e tutti, è un medico senza frontiere. La musica è una di quelle arti dove quando meno te lo aspetti appare Dio".

Un libro coraggioso, a volte cinico, a volte auto critico, soprattutto onesto: quale definizione le sembra più azzeccata?

E' un libro che è venuto fuori a spizzichi e bocconi, si può anche dire che è riduttivo rispetto a quello che è successo veramente. E' venuta fuori una biografia illuminata dallo Spirito Santo in molti sensi. Nel 2006 nella mia vita c'è stata una svolta, avevo un vuoto da colmare, e ho cominciato a riflettere su me stesso e su quanto era accaduto.

E cosa ne ha tratto?

Ero stato un giovane molto ambizioso, volevo superare i colleghi, ma sono stato anche molto fortunato per la gente che ho incontrato, per essere entrato in un giornale che ti pagava per fare una cosa bella che è difficile definire un lavoro, ho avuto la fortuna di occuparmi di musica ma non su un giornale solo ma cinque o sei tra cui la radio la tv.

Una vita sempre di corsa...

Direi che la definizione "libro coraggioso" è la migliore, ma non è neanche un santino, basta vedere quello che Pippo Baudo ha scritto.

Uno dei capitoli più interessanti è quando racconto di essersi costruito una radio per trasmettere in casa tra il salotto e la cucina. Oggi siamo abituati ad avere tutto a portata di click, una volta la passione era quello che muoveva a costo di fare fatica, debiti, battaglie. E' così?