Dischi & Libri
martedì 4 ottobre 2011
E' la mattina del primo gennaio 1953. Una mattina grigia, fredda a Oak Hill, sperduto paesino della Virginia Occidentale. Un uomo che indossa un elegante cappello da cowboy esce barcollando dall'Andrew Johnston Hotel. Si dirige verso una macchina, una Cadillac. Un ragazzetto di 17 anni gli apre la porta della vettura e lo fa salire. È il suo autista. L'uomo entra, si butta sul sedile posteriore, si cala il cappello sugli occhi e ricomincia a dormire. Il volo che doveva portarlo quel giorno a Canton nell'Ohio è stato cancellato per il maltempo. Ci penserà la vecchia Cadillac a portarlo a destinazione, pensa mentre chiude gli occhi. Quegli occhi, Hank Williams non li aprirà mai più. Alcune ore dopo, verso sera, l'autista si accorge che il suo passeggero non risponde alla sua voce. Guarda da vicino: è morto. Prima di uscire dal suo hotel quella mattina si era iniettato una dose di eroina, di cui faceva uso da tempo. Hank Williams era il più popolare e amato cantante della country music dell'epoca, una super star. Da qualche tempo il vizio dell'alcol e della droga lo avevano allontanato dalla grande ribalta, si era ridotto a esibirsi in scalcinati locali di provincia. Aveva 29 anni, poco più dei Jim Morrison, i Jimi Hendrix, Janis Jolpin, Kurt Cobain, Amy Winehouse, quelli del "club dei 27", le rock star morte alla stessa maledetta età. La sua ultima canzone, con amara profezia, si intitolava I'll Never Get Out of This World Alive, non uscirò vivo da questo mondo. Hank Williams, di fatto, è stata la prima rock star, ma non perché ha inaugurato la scia dei morti per droga, ma per la qualità immensa delle sue canzoni che sopravvivono tutt'oggi come alcuni dei massimi capolavori della musica americana moderna e la cui influenza è stata decisiva sulla musica rock a venire. Con una carriera cominciata a fine anni 40, Hank Williams in pochissimi anni ha posto le basi della moderna canzone d'autore rock, quella che prende ispirazione dal patrimonio popolare nord americano, la country music, ma sviluppa dinamiche e tensioni moderne e biografiche. Le sue canzoni hanno interpretato tutto lo spettro della profondità umana: amore, solitudine, disperazione, religiosità. Hank Williams si allontana in modo inconsapevole dal senso di comunità che fondava l'America di allora per incarnare la nuova solitudine della vita moderna: l'incapacità a mantenere rapporti affettivi duraturi, l'orrore delle metropoli, la fine del mondo contadino, il tutto a base di melodie di bellezza travolgente. Fu una star, fu il protagonista di programmi radiofonici che ai tempi avevano l'impatto della moderna televisione, da un angolo all'altro dell'America: senza di lui, impossibile pensare ai vari Bob Dylan o Bruce Springsteen.
"Non uscirò vivo da questo mondo"...lo pensava e diceva Hank Williams...lo penso io ogni giorno e lo pensano altri milioni di persone...ne sono certa. Aveva il vizio di alcol e droga e proprio la droga lo ha ucciso, ma lui era una superstar che andandosene ci ha lasciato un patrimonio in un notebook e la sua musica vivrà per sempre. In questo mondo invece, oggi, la gente muore a causa di eccessi legati ad alcol e droga ma non sono superstar(o almeno il 95% di loro non lo sono), sono persone sole e infelici e di persone così nel 2011 ce ne sono tante, forse troppe. Loro non ci lasciano canzoni che qualche altro grande della musica interpreterà...loro lasciano solo un gran vuoto nelle persone che li amavano. Non sapevo chi fosse quest'uomo prima di leggere questo articolo, così come non sapevo molte altre cose legate al mondo della musica che ho imparato leggendo gli articoli di questa sezione sul vostro sito. Quindi un grazie a Paolo Vites e a tutti gli autori che qui scrivono di Musica, quella con la M maiuscola, quella che fa vibrare il mondo. E' un pò come cercare qualcosa su wikipedia con la differenza che qui si leggono e imparano cose "profonde" sulla musica e non semplici e fredde definizioni su generi musicali o biografie di cantanti. Breva
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