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RITRATTI/ A lezione da Chopin: il genio visto dai suoi allievi

lunedì 8 agosto 2011

Vi piacerebbe prendere lezioni di pianoforte direttamente da Chopin? Non può sfuggirvi “Chopin visto dai suoi allievi” (Astrolabio editore). Centinaia di testimonianze sulla sua attività pedagogica provenienti da agende personali, diari, lettere, annotazioni su partiture, ricordi scritti e orali di studenti, amici, colleghi, critici, ascoltatori, un’immane compilata dallo specialista Jean-Jacques Eigeldinger.
Per sei mesi l’anno, da novembre a maggio, Chopin riceveva giornalmente cinque alunni di media (per un totale di centottanta nomi). Massimo tre lezioni settimanali di un’ora circa, due ore per i prediletti. Nessun principiante, né bambini. Insegnamenti gratuiti o, al contrario, costosissimi. Si dedicava alle lezioni “con una meticolosità e una dedizione da apostolo”.
Maestro esigente, appassionato, paziente, fermo. Modi cortesi alternati a scoppi d’ira, lezioni tempestose e totalizzanti. Instillava fiducia, era comprensivo, incoraggiava tutti. Insegnava con parole e suoni, immagini lapidarie alternate a esempi dal vivo.
Coltivava la sensibilità tattile e quella uditiva. Consigliava di non esercitarsi più di tre ore al giorno. Suggeriva d’intercalare con letture e passeggiate. Il lavoro certosino sui tasti neri. Le sue “scandalose” diteggiature. Accarezzare la tastiera. Cantare con le dita, la loro individualità, la naturale disuguaglianza: fonte di varietà del suono. Declamare sottovoce. Separare le frasi. Punteggiare. Sfumare.




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