Recensioni Live
venerdì 17 giugno 2011
Nel 1999, negli Stati Uniti, in occasione del trentennale del Festival di Woodstock venne organizzata una delle manifestazioni rock più tristi di sempre, che non a caso si concluse con un incendio di massa. Per un mega evento rock, fu infatti scelta la desolante ex pista di un aeroporto: certo, in caso di pioggia come nelle precedenti edizioni, si sarebbe evitato il fango, ma in compenso si ebbero tre giorni di musica e sole cocente in una scenografia delle più disumanizzanti che si possano immaginare. Non memori di questo, o forse probabilmente all'oscuro come spesso succede in Italia, chi ha pensato Rock in Idrho ha voluto bissare quella triste manifestazione. Più che un festival, infatti, quello andato in campo mercoledì 15 giugno alla Fiera di Rho sembrava un campo di concentramento rock. Nel sole cocente durato ore, il pubblico pagante si aggirava come zombie sotto una canicola disumana, in cerca di angolini d'ombra fossero anche a ridosso delle toilette chimiche. Ma non solo. Per evitare - forse - che gli hooligans del rock'n'roll (come ancora sono considerati gli spettatori di questa musica) intaccassero alcunché della lucente Fiera di Rho, è stato impedito l'ingresso alla zona del concerto attraverso la fiera, costringendo chi proveniva dai parcheggi auto ad aggirare l'immenso complesso, cioè camminando anche per tre quarti d'ora sotto il sole. Con una mentalità ai limiti della decenza, poi, si era deciso di fissare il pagamento dei parcheggi in una sola tariffa complessiva di 15 euro. Mica bruscolini. E se uno veniva per ascoltare solo il suo gruppo preferito e voleva andare via dopo un paio d'ore? Sempre 15 euro da pagare. Manco la scelta di dove posizionare il palco è stata delle più felici: alle spalle il sole, il che ha significato fino all'imbrunire essere costretti a guardare tipo indiani delle pianure americane, con la mano sulla fronte, per riuscire a vedere qualcosa. Sembreranno le osservazioni di un vecchietto del rock qual è chi scrive, visto che dei circa 30mila presenti ieri non è sembrato lamentarsi nessuno e non è finita come a Woodstock '99. Ma è un dato di fatto che quella per gli spazi della musica, in Italia, all'alba del 2011, si possa considerare una partita persa. Mai nel nostro Paese alcuna amministrazione di destra come di sinistra, ma anche chi lavora nella musica, ha pensato a spazi adeguati per essa. Si costruisce un palazzetto per lo sport (Assago)? Bene grazie tante, lo useremo anche per i concerti (acustica indecente, ovviamente). C'è un grande stadio di calcio, non importa se in mezzo alle case? Usiamo anche quello per i concerti rock. C'è una fiera che ha un orribile parcheggio di cemento? Ecco pronto il festival rock. Triste, tristissimo così lontani anni luce dagli anfiteatri esclusivamente pensati per la musica che si trovano in California, o dai festival nelle verdi colline inglesi. E' d'obbligo allora citare la Barley Arts, al momento una delle poche realtà della musica italiana che pensa in modo differente, buon testimone ne è il Festival Dieci Giorni Suonati, pensato e organizzato nella splendida cornice del castello medievale di Vigevano, in mezzo al verde.
mi domando come possa essere scritto un articolo del genere, ma che rock in idr(h)o hai visto?
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