Musica e concerti
martedì 15 dicembre 2009
E così, a dicembre 2009, termina la prima decade del Terzo Millennio. Una volta i decenni segnavano la storia del rock: gli anni Cinquanta in cui nacque questo genere musicale, gli anni Sessanta delle utopie, delle droghe e della canzone di protesta, i Settanta del disimpegno e del rifugio nel privato, ma anche dell’anarchia punk. Già gli anni Ottanta con la loro pochezza hanno reso superfluo questo scandire i momenti, ma ancora ci è piaciuto definirli come il decennio del videoclip e del look ostentato. Gli anni Novanta? Un grande boh, se si eccettua il sussulto grunge. Ancora più difficile è definire cosa sono stati gli anni Zero del Duemila, i Noughties come li chamano gli americani, che già portano nel loro computo nominativo una simbologia bella evidente: gli anni del nulla? Siti musicali e riviste internazionali in questi giorni si stanno sbizzarrendo a fornire le loro classifiche dei migliori dischi del decennio, mentre in Italia l’evento sta passando inosservato. Il rock, in un certo senso, ha ormai ben poco da dire: sono stati questi gli anni del riciclaggio infinito di formule sonore sperimentate per decenni. Gruppi come i White Strips, osannati come portavoci del nuovo verbo rock, nel loro macinare riff e gridolini rubati ai Led Zeppelin, sono un simbolo di questa tendenza. In Inghilterra, gruppi e gruppetti riprendono formule sonore più vicine nel tempo, gli U2 su tutti, e certo punk all’acqua di rose. È il pop, quello più innocuo, a dominare nelle classifiche, insieme a quella che un tempo si definiva black music, oggi ripetizione (anche qui) senza ritegno di quello che inizialmente era un tentativo brillante, il rap e l’hip-hop music. Anche gruppi che hanno lasciato negli anni Novanta testimonianze brillanti, come ad esempio i Radiohead o i Pearl Jam, non sono più riusciti a trovare formule espressive altrettanto valide, perdendosi nell’autoreferenzialismo. Continua...
Mi sembra che un posto dovrebbe averlo anche American Idiot dei Green Day, e se anche un italiano può meritare di essere ascoltato, perchè non Akuaduulza di Van de Sfroos?
Ottima idea paolo, dare suggerimenti a chi ne ha bisogno. Ultimamento ho deviato verso cose più nostrane (intendo italiane), dove la situazione è anche peggiore. Soprattutto se diamo retta a chi strombazza. D'accordissimo sul fatto che il nuovo che avanza in realtà sia la vecchia e sana acoustic guitar, accompagnata da altre "corde" magari un filino più nobili ma sempre popolari, e dalla voce, che rimane il cuore e l'anima delle canzoni. Se il rock 'n' roll è al capolinea almeno la canzone popolare non si stanca di continuare a macinare. Vado a recuperare qualcuno dei suggerimenti...
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