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2010/ In attesa di nuova Musica: anche la commozione stupisce

martedì 12 gennaio 2010

Devo dire grazie ad Alberto Contri: che la musica possa ancora stupirci è una provocazione stupenda e valida non solo per il jazz. Sarebbe bello che il 2010 portasse cose sonore che ci possano lasciare di stucco e tendere l’orecchio, cosa che accade sempre più di rado.

È una prova che faccio spesso, soprattutto viaggiando in auto: accendo la radio e provo a lasciare che le emittenze si susseguano in ricerca automatica, per provare a fermare il segnale su qualcosa di interessante. Bene: di solito non si trova nulla, ma proprio nulla, che valga la pena, se non qualche vecchia canzone, qualche vecchio pezzo rock (mi è successo anche ieri con Long train running, dei Doobie Brothers). Segno che nell’airplay solitamente non c’è proprio l’ombra di un suono che appartenga alla categoria dello “stupefacente”.

Cosa c’è stato nei decenni che mi ha musicalmente stupito? L’elenco è troppo lungo e si confonde con le tappe della vita, come accade per tutti gli onnivori musicali e non sto parlando solo degli anni d’oro del rock, perché anche negli ultimi anni ci sono cose a mio avviso eccezionali e non appartenenti alla categoria del già visto. In questo senso direi che l’imponente costruzione musicale dei Mars Volta forse non ha eguali: un’insieme di progressive eclettico e futuribile, come una pallina impazzita dentro un flipper, che periodicamente fa pensare a Pink Floyd o a Zappa, a U2 e a Genesis, ma ogni riferimento dura una frazione di secondo, una misura ritmica e poi via, già non c’è più.

Ovviamente per definire la loro musica si va a cercare definizioni del passato del rock, ma questo non è un guaio, anzi è un’ovvietà. Credo che altri nomi emersi negli ultimi cinque anni potrebbero essere aggiunti, dai dublinesi Lyla ai bretoni Gwerz; in questi giorni mi son messo ad ascoltare il disco d’esordio di un giovane piemontese, Deian, che mi ha lasciato di stucco per una vena naive a metà strada tra Eels e Beefheart, a dimostrazione che pure l’Italia è in pista. Ma fin qui mi son fermato a un livello d’elencazione, mentre Contri non ha parlato di singoli casi e ha portato il discorso più in profondità, dando per automatico il legame stupore-innovazione, impossibile in questa nostra Età del Ferro.


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