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ARVO PART/ Fuga verso una libera povertà. Comporre musica levando il superfluo

lunedì 25 gennaio 2010

L’eternità è in agguato nell’apparenza del suono. Lo testimonia la musica del compositore estone Arvo Part. Poche note e lo riconosci al volo. Grandezza di un marchio personale e, in parte, suo limite. Il suo stile lo hanno definito tintinnabulum: “fuga verso una libera povertà”. Fissare una nota-perno e attorno muovere altre linee con libertà. Una voce procede principalmente a gradi congiunti, mentre la seconda voce usa solo i suoni della triade.

Parole troppo tecniche? Semplifichiamo. Mezzi ridotti al minimo: una scala, un arpeggio, accordi ribattuti. L’abc della musica, il quaderno delle elementari: aste e occhielli, per imparare a scrivere. È più chiaro? Come un cerchio: perfetto, semplice, conchiuso, finito. Eppure, per calcolarlo e definirlo, ci si imbatte nel “Pi greco”, un numero irrazionale che sfugge a ogni tipo di calcolo.

Continue ripetizioni, in Part, come il rosario, come le litanie, ma anche come un mantra, un tic. Altro paragone. Come le icone russe: loro ti vengono incontro, non il contrario, loro sembrano guardarti, non sei tu a guardare loro.
Per Arvo Part il silenzio è più importante dei suoni. Come riempire il tempo di note che siano degne del silenzio che le precede? Questa è la sua maggior preoccupazione.

«Il silenzio non ci è meramente dato, noi ci nutriamo di esso e questo nutrimento non è meno importante della stessa aria che respiriamo. Oggi siamo assediati dal superfluo, non c’è più distanza tra noi e le cose, non c’è lo spazio vuoto: la musica può aiutarci in questo discernimento».

Il brano Summa usa il testo latino del “Credo”, rigorosamente sillabico: ogni nota ha la sua sillaba. Le dodici note del gruppo tematico rappresentano il numero degli apostoli, le 42 ripetizioni indicano le generazioni da Abramo a Cristo. L’accordo vuoto conclusivo simboleggia l’eternità d’Iddio.

 

ARVO PART - SUMMA FOR STRINGS

 

 


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COMMENTI
11/02/2010 - breve considerazione (Gabriele Vanoni)

Fermo restando che anche secondo me Crumb vince 4-0 :) vorrei aggiungere una considerazione su questo articolo, di cui pur essendo d'accordo su larga parte delle considerazioni non sono d'accordo sul metodo. Perche' il giudizio sulla musica, partendo da considerazioni interessanti e gustose, finisce poi per soffermarsi su due aspetti (linguaggio e credo) che riducono il portato della musica nella nostra esperienza? Ho visto lo stesso approccio con Messiaen, definito un "grande" nella sua cattolicita'. Trovo questa fretta di "catalogare" molto pericolosa, come altrettanto pericoloso e' porre l'accento sul linguaggio (e' semplicistico). Io trovo che il problema sia l'esperessione di un'esperienza unica, personale, e autentica. Con qualsiasi mezzo, sia tonale o no. L'esperienza religiosa (di qualsiasi natura), limitandocI alla sfera artistica, e' utile a tenere viva questa necessita'. Tutto il resto e' gratitudine. Insomma, il probelma di Allevi etc. (giusto per toccare un altro tema tanto discusso in queste pagine, ma che di fatto affronta la stessa questione) non e' tanto nell'uso della musica tonale (quella e' una conseguenza del contesto culturale in cui si trovano, e' la musica piu "facile" da usare) ma nella genericita'dell'esperienza che descrivono, nella mancanza di necessita'. Credo che qui ci sia la grossa differenza con uno come Part, ma al tempo stesso mette quest'ultimo nello stesso campo di Nono, Berio e Kurtag, compositori che amo molto. Mi spiace della fretta

 
30/01/2010 - Grazie (Giovanni Grosskopf)

Vorrei ringraziare Enrico Raggi, soprattutto perché il suo acuto e profondo scritto, che condivido totalmente, mette bene in luce i limiti di Pärt, un musicista certamente molto capace, ma che ritengo grandemente sopravvalutato oggi. Amichevolmente e cordialmente, pur non avendo qui il tempo e lo spazio di approfondire qui le serie ragioni di ciò che dico, vorrei poi accennare al fatto che, per me, dare più importanza a un musicista come Crumb (o altri) rispetto ad uno come Pärt "dovrebbe" essere semplicemente naturale: dalla mia esperienza, io la vedrei anzi come una cosa… insomma… molto opportuna e, starei per dire, per me quasi ovvia. Grazie davvero.

 
26/01/2010 - Finalmente Arvo Part! (michele maioli)

Certo che parlare prima di G. Crumb che di A. Part su questo sito nonfa molto onore a quest'ultimo. Part è un genio, uno dei pochi tra i musicisti contemporanei. La sua musica può farne germogliare altra, quella di Crumb no, secondo me. Perchè sembra che Part abbia non solo potato, ma reciso un ulivo, per far nascere nuovi getti dalle radici. E quanto è vicina la sua musica al salmodiare, alle linee melodiche musicali del canto liturgico (del gregoriano, ad esempio). Il risultato è lo stesso senso di pace della preghiera. La sua musica è silenzio, attesa, riflessione. Non ha fretta. Si prende tutto il tempo che vuole, e attinge da dove il tempo non è un problema: attinge dalla dimensione dell'eterno. C'è sempre una luce diffusa, bianca, luminosa, che non crea ombre eppure fa risaltare gli oggetti. Come in alcune scene di Otto e mezzo di Fellini, dove la pellicola è bruciata, la realtà smaterializzata per far posto ad una "realtà più reale", quel livello naturale dove entra l'uomo cosciente di vivere, con i suoi ricordi e pensieri. "Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas, et si naturam tuam mutevolem inveneris, trascende et te ipsum" (S. Agostino): non voler uscire da te stesso per trovarla, la verità abita nell’interno dell’uomo, e se troverai mutevole la sua natura, trascendi anche te stesso. Questo sembra fare Part, nell'attuale confusione umana, storica, culturale, artistica, politica.

RISPOSTA:

Gentile Sig. Maioli, si è parlato di Crumb nel giorno del suo 80° compleanno e si è presentato il suo pezzo "Little suite for Christmas A.D. 1979" nel giorno dell'Epifania. A Roma è in corso "Diario dell'anima, Omaggio ad Arvo Part", una rassegna dedicata al compositore estone. Questa è la logica che sta dietro alla tempistica con cui i temi vengono trattati.