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SANREMO 2010/ Musica e crack, Morgan escluso dal Festival

mercoledì 3 febbraio 2010

 

La popolarità a livello mondiale dei cantanti pop ha ovviamente reso la droga, da fenomeno di elite, un fenomeno di massa. Ma il suo uso e consumo nasce, inizialmente, come sostegno a un'attività stressante a livello psicofisico: i musicisti degli anni Sessanta sostenevano dei ritmi promozionali massacranti, con doppi concerti giornalieri, apparizioni radio e televisive continue, incisione di anche due album all’anno eccetera.

 

Difatti le prime droghe usate erano, come la cocaina, di tipo chimico e farmaceutico. Poi, con la scoperta dell’LSD e con la convergenza delle grandi utopie libertarie californiane, la droga diventò il metodo per “allargare l’area della coscienza”, cioè espandere i limiti della conoscenza e trovare alternative al sistema di vita materalista.

 

Che fosse solo una utopia fallimentare, lo avrebbero dimostrato i primi morti e i molti esempi di pazzia scatenata da questo tipo di droga, ad esempio i casi di musicisti validissimi come Syd Barrett, fondatore dei Pink Floyd, che a forza di spalmarsi l’LSD come fosse brillantina sui capelli, perse completamente l’uso del cervello.

 

E’ vero che alcuni dei migliori dischi rock (come quelli jazz) sono venuti alla luce grazie all’uso delle droghe, basti pensare a capolavori immortali come "Blonde on Blonde" di Bob Dylan (inciso con il sostegno di dosi elefantiache di amfetamine), "Sgt. Pepper’s" dei Beatles, "Pet Sounds" dei Beach Boys (in cui l’LSD scorre come Coca-Cola) o ancora "Exile on Main Street" dei Rolling Stones (dove l’eroina era il propulsore della creatività).

 

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