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ALITALIA/ Quando essere “patrioti” lede gli interessi dei cittadini italiani

martedì 30 dicembre 2008

«Siate patrioti». L’invito del premier, nel suo linguaggio atecnico, ai soci del gruppo CAI-Alitalia è sembrato banale. Ma Berlusconi ha espresso un principio fondamentale della corporate governance: non è il profitto monetario l’unico obiettivo dell’imprenditore, ma esistono scopi diversi da raggiungere per il tramite dell’impresa.

 

Ovviamente, il conto economico di un’azienda deve porre vincoli stringenti alle scelte operative dei manager. Essi gestiscono su mandato dei soci e devono perseguire lo scopo generale assegnato, preoccupandosi di far tornare i conti e far funzionare l’impresa a loro affidata. Ma gli imprenditori, non necessariamente anche manager, possono avere vedute più ampie e devono porre risorse e regole a disposizione dei loro agenti, affinché siano in grado di ottenere i risultati attesi da tutti gli stakeholder.

 

Nel caso Alitalia, gli imprenditori sono stati chiamati, e ampiamente aiutatati, da uno stakeholder particolare: la collettività nazionale cioè lo Stato, che attraverso il proprio Governo fa conoscere i propri interessi, che sono aggiuntivi rispetto ai loro.

 

Che Berlusconi chiami patriottismo tale atteggiamento può suscitare ilarità, ma pone in evidenza un impegno, non codificato giuridicamente, ma che dovremo continuamente ricordare in futuro ai componenti della cordata: noi, i cittadini italiani, pretendiamo che la loro iniziativa faccia funzionare il trasporto aereo con base in Italia, consentendo ai membri della comunità nazionale di spostarsi in tranquillità ed efficienza, per turismo, lavoro o affetti.

 

I segnali di questo ultimo mese non sono confortanti. Il numero di persone (cittadini o patrioti che siano) che hanno subito sconvolgimenti nella loro vita di relazione, affettiva ancor più che economica, in occasione delle festività natalizie, è stato enorme.

 

I responsabili immediati, gli addetti ai servizi, sono di facile individuazione e hanno ricevuto critiche e, se del caso, riceveranno sanzioni. Ma chi avrebbe dovuto programmare i voli (cancellati, sostituiti, modificati)? Chi avrebbe dovuto assistere i passeggeri? Chi aveva il dovere di “far funzionare la macchina” ?

 

Ed è a questo punto che i Patrioti diventano mercenari.

La CAI ha sì sottoscritto un contratto impegnativo in data 12 dicembre, versando appena 100 milioni, per garantirsi il business - a essa riservato -, ma la decorrenza della cessione è stata fissata al mese successivo; dunque, nessuna apparente responsabilità immediata, solo i futuri guadagni di domani.

 

Ma allora chi è responsabile di Alitalia oggi? Chi gestisce la rete Alitalia pro tempore, chi conserva ai futuri padroni la polpa del business? Sono forse cento operai di Fiumicino, come televisione e stampa lasciano credere?

 

Il Presidente del Consiglio, con decreto datato 1 dicembre, ha dato mandato al Commissario Straordinario Fantozzi di “«adottare gli atti necessari ed opportuni per assicurare, previo accordo con CAI spa la prosecuzione del trasporto aereo da parte del gruppo Alitalia», mettendo a carico di CAI i costi e i ricavi dal 12 dicembre all’effettiva cessione dei rapporti contrattuali.

 

Ignorando i dettagli operativi, immaginiamo che la commistione giuridico-economica fra cedente e cessionario creerà qualche problema in futuro, ma l’indicazione del Governo é chiara: i trasporti aerei devono funzionare, anche nel periodo di transizione, grazie all’accordo fra la subentrante ed il Commissario.

 

Oggi è dunque l’onorevole Fantozzi il responsabile.

Egli deve concordare, valutare, organizzare, programmare, firmare; ovvero in termini più semplici deve amministrare e gestire l’Azienda affidatagli, sulla base delle leggi e del principio del “buon padre di famiglia”.

 

Il compenso previsto (oltre dieci milioni di euro), superiore persino a quello dei presidenti e amministratori di Alitalia indagati per bancarotta, ci dà il diritto di pretendere - a noi cittadini italiani - che la macchina funzioni, anche in presenza di difficoltà, e che sia l’onorevole Fantozzi - che per questo compito ulteriore ha accettato il milionario compenso a trovare le soluzioni operative più idonee.

 

E se il premier non lo ha ancora fatto, allora venga da noi l’invito ad Augusto Fantozzi a essere patriota, pensando, oltre che al proprio conto in banca, agli interessi che, sotto la sua responsabilità, vengono lesi quando si è costretti, per ore o giorni, ad attendere un’informazione o a rinunciare ad abbracciare una persona cara.



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COMMENTI
06/03/2010 - Patrioti,ma nel modo sbagliato. (Antono Spadafora)

Sinceramente mi aspettavo che la situazione di Alitalia potesse essere diversa ma non è cosi. L'attuale situazione di Alitalia è sotto gli occhi di tutti, e le decisioni prese non sembrano per il momento le migliori. Le decisioni intraprese di sicuro costeranno molto allo Stato e al paese, sia sotto il profilo economico che sociale. Forse per amore del patriottismo si è trasformata l'agonia di un paziente nel suo funerale anticipato. Il problema principale, credo, sia quello di una politica sbagliata, che gestisce il proprio potere favorendo le proprie lobby. Di sicuro gli unici patrioti, al momento, sono i dipendenti Alitalia ed ex-dipendenti Alitalia nonchè noi cittadini che ne paghiamo ogni giorno le conseguenze.

 
28/04/2009 - Essere patriottici !!! (Caterina Paone)

Il monito di Berlusconi ad essere patriottici risuona anche come una sfida lanciata ai consumatori di acquistare italiano. Recentemente anche Barack Obama ha consigliato gli americani in questo senso, cioè di comprare beni prodotti in America. Io adesso mi chiedo: con la crisi economica in atto e con la mancanza sempre maggiore di possibilità di acquisto gli italiani, così come gli americani o chi si voglia, sono disposti a comprare un prodotto solo perché italiano, che magari costa il doppio di un prodotto importato? Bene, è vero che il nostro mercato risente dei nostri "acquisti sbagliati" ma penso che se fosse il contrario la stragrande maggioranza delle famiglie italiane avrebbero problemi ben più gravi, almeno nell'immediato.

 
02/01/2009 - Alitalia, i veri Patrioti (Virgilio Maria Conti)

Per favore, non scherziamo e non esageriamo! I veri patrioti in Alitalia sono stati prima quei dipendenti, veri e propri professionisti dell’aeronautica, che ne hanno consentito la realizzazione e la crescita fino agli anni ’80; e successivamente quei lavoratori che negli anni più difficili e fino ad oggi hanno operato con perizia e senso di responsabilità ma necessariamente in linea con quanto stabilito dagli spesso scellerati programmi manageriali, politici e sindacali. Professionisti patrioti perciò, per usare il termine che Berlusconi attribuisce agli attuali imprenditori della nuova Compagnia, in quanto I tecnici e gli operatori di terra e di volo di Alitalia sono stati sempre al servizio dell’Azienda e del Paese. Queste brevi osservazioni per difendere un passato dell’Alitalia su cui nessuno più spende due parole e anche per far sapere alle attuali giovani generazioni quanto questa Compagnia abbia contribuito, nonostante tutto ciò che si è scritto e si è detto, allo sviluppo economico, industriale, commerciale e turistico del sistema Italia. Virgilio Conti virgilio.conti@alice.it