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sabato 19 dicembre 2009
È passata apparentemente in secondo piano la notizia di un sanzione da parte della Consob, di ben 100.000 euro, per diffusione di notizie manipolatorie del mercato ai sensi dell’art.187 ter del TUIR. Essendo stata comminata al senatore di Italia dei Valori Elio Lannutti, molti avranno pensato “ben gli sta”: chi predica il giustizialismo si sottoponga quanto meno al giudizio.
Ma la questione è ben diversa in quanto Lannutti è stato multato quale presidente dell’Adusbef, associazione che raggruppa migliaia di risparmiatori, non necessariamente tutti piccoli Di Pietro in pectore. Il segnale trasmesso da parte del presidente Cardìa, sul viale del tramonto, è molto preoccupante: per lui sorvegliare il mercato significa proteggere gli operatori dall’invadenza e dalla richiesta di trasparenza degli utenti finali.
Immaginiamo che Cardìa fosse stato a capo dell’autorità finanziaria di Dubai in occasione del recente default, avrebbe sicuramente multato i beduini del deserto e gli operai immigrati quali colpevoli del tracollo del mercato immobiliare, con la motivazione che preferiscono vivere nelle bidonville piuttosto che comprare le lussuose dimore costruite dallo sceicco!
E così, dopo ben due anni di accertamenti ma con un provvedimento urgente, la Consob ha individuato i responsabili della crisi finanziaria che sta falcidiando economia e lavoro: i risparmiatori che si interrogavano, e si interrogano ancora, sul reale stato dei conti delle banche sin dalla fine del 2007.
Il fatto sanzionato è la dichiarazione rilasciata a un giornalista che Unicredit avrebbe avuto quattro miliardi di derivati a rischio. Lannutti si basava ovviamente su deduzioni e analisi esterne, senza aver accesso alla contabilità della banca. L’Adusbef si preoccupava della solidità della banca, in un momento in cui le peggiori nuvole della crisi iniziavano ad accumularsi, senza che la luce informativa della Consob o della Banca d’Italia illuminasse la dimensione delle esposizioni e dei rischi.
Ma, tant’è, l’unico a conoscere veramente i conti di Unicredit sarebbe stato Lannutti che, maliziosamente, avrebbe sparso una notizia falsa e tendenziosa. Ed invece, Unicredit - con lindore - avrebbe smentito problemi sui derivati: si trattava di solo un miliardo e mezzo di euro - sulla base dei dati di bilancio.
Quindi bugie dei soliti risparmiatori malvagi e colpevoli di non fidarsi. La banca stava ottimamente e, solo per fare un simpatico scherzo al mercato, non distribuirà dividendi, non presterà soldi alle aziende e delibererà un maxi aumento di capitale. E il prezzo del titolo, che l’Adusbef avrebbe influenzato per circa il 2%, crollerà del 90%, man mano che le informazioni sulla reale situazione economica saranno confermate, e non solo per problemi sui derivati.
Ma, sempre in tema di Unicredit, a oggi la Consob non ha nulla da dire quando in assemblea i soci di maggioranza, contrariamente a quanto comunicato al mercato, cambiano il rapporto di emissione di nuove azioni, determinando ampie possibili speculazioni finanziarie. Forse, la Consob ha indagato anche su questo, e ha scoperto che il responsabile è una vecchietta della Brianza che, con i 700 euro della pensione, invece di sottoscrivere azioni Unicredit, ha comprato pane e latte per campare.
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non mi preoccuperei più di tanto di questa sanzione. Infatti, credo ci siano buone possibilità di annullare questa sanzione in sede di ricorso perchè ci sono molti punti poco chiari in questa vicenda. In primo luogo c'è da chiedersi se un articolo pubblicato su un giornale minore (mi pare fosse Libero Mercato) possa di fatto causare un crollo azionario delle proporzioni di quello che subì Unicredit in quei giorni. In secondo luogo il giorno della pubblicazione dell'articolo il titolo di Unicredit è addirittura aumentato dello 0,33%. Per cui è davvero assurdo che giorni dopo la messa in circolazione della notizia si possa verificare un crollo simile mentre nello stesso giorno di pubblicazione il titolo addirittura aumenta. Resto un pò interdetto dal fatto che la sentenza sia proprio arrivata dal presidente Lamberto Cardìa, che negli scorsi mesi si era addirittura battuto apertamente contro le grandi banche e a favore dei consumatori proprio sul tema della trasparenza e dei servizi di consulenza. Si sa, una cosa sono le parole e un altra sono i fatti, ma questo mi induce un pò a pensare che ci sia qualcosa di poco chiaro dietro questa sentenza che sembra più una spedizione punitiva che una sentenza vera e propria.
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