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BORSA/ Quanto valgono oggi i bilanci delle società?

venerdì 13 marzo 2009

BORSA/ Quanto valgono oggi i bilanci delle società?

Gli interventi di Gianni Credit del 2 marzo e di Carlo Regoliosi del 5 hanno aperto la riflessione sul tema dei bilanci societari, a partire dal caso Telecom.

 

Nei prossimi giorni, tutte le società quotate, e in particolare le banche, dovranno rendere pubblici i loro bilanci 2008. Questo dovrebbe significare far conoscere a tutti la “verità” sulla loro situazione, patrimoniale ed economica, ma - come pare emerga dalle prime letture - le verità saranno molto flessibili e, ancora una volta, con il silenzio delle autorità di vigilanza, si dovranno interpretare numeri e affermazioni, con il dubbio che qualcuno non dica tutto.

 

Il falso in bilancio è parola grossa, ma se due più due per qualcuno fa tre e altri fa cinque (il quattro è molto raro) allora i dubbi degli investitori - espressi dai prezzi di mercato, stracciati anche se relativi a società definite buone - sono rilevanti. La fiducia non pare regnare neanche nei bilanci patinati delle blue chip, a prescindere dai risultati mostrati.

 

Ma partiamo dall’origine. Nel 1500 il frate francescano Luca Pacioli inventa la contabilità (la cosiddetta partita doppia), e il bilancio assume il ruolo di strumento per aiutare l’impresa - il commercio essenzialmente - a comprendere il proprio funzionamento e a far quadrare i conti.

A quel tempo, due più due fa quattro: se in cassa ci sono solo tre scudi, qualcuno se ne è portato via uno; non è necessario invocare l’etica, basta l’aritmetica.

 

Nel tempo, cambia l’economia (diventa globale, si scoprono il nuovo mondo e le risorse dell’Asia) e il bilancio si articola in maniera sempre più complessa. Interviene lo Stato a dettare leggi e regole, perché occorre far pagare le tasse agli imprenditori, che si organizzano in società e nominano dei delegati alla gestione (amministratori) da cui pretendono il rendiconto. E infine, ecco i mercati finanziari che forniscono agli investitori forme di controllo per favorire l’impiego sociale del risparmio, sancito, in Italia, dall’ art. 47 della Costituzione.

 

A questo punto il bilancio è diventato “una rappresentazione “ della realtà aziendale, basata sui numeri che scaturiscono dalla contabilità, ma “interpretata” - in accordo a norme e leggi - alla luce degli obiettivi degli amministratori e alla necessità di mettere in evidenza, o in ombra, alcuni aspetti. L’arbitrarietà degli amministratori nelle scelte è ampia: i risultati finali sono numeri, all’apparenza perfetti e asettici, ma in realtà forniscono solo una “lettura” dell’impresa.

 

Crediti e debiti sono numeri in apparente equilibrio, il valore delle merci in magazzino è ben consistente, e l’avviamento sta lì a rappresentare il valore immateriale inespresso delle potenzialità dell’impresa. Ma se i creditori non pagano, se le merci non si vendono e se il futuro è ancora da portare a realizzazione, ecco il patrimonio aziendale (numerico) evaporare e il valore del titolo ridursi alla decima o centesima parte.

 

Allora cosa dovrebbero fare gli amministratori? Sarebbe semplice: valutare realisticamente il valore delle poste di bilancio, spiegare agli investitori le ragioni delle loro scelte e, se i numeri precedentemente adottati sono stati sovrastimati, riconoscere l’errore. Il valore aggiunto della chiarezza e della sincerità aumenterebbero comunque il prezzo del titolo a prescindere da eventuali congiunture negative. Il mercato aggiungerebbe una posta non contabile all’attivo: la fiducia.

 

Ma questo metodo farebbe emergere anche problemi pregressi, non solo errori ma anche, forse, pratiche scorrette e conflitti d’interesse fra stakeholder. E allora ecco l’idea tutta italiana di ricorrere ai professori universitari, privi di “aritm-Etica”, per effettuare il calcolo del “valore recuperabile”, laddove evidentemente il valore attuale non c'è, e quindi l’ossimoro regna... certificato dai buoni maestri.

 

Per poter valutare il bilancio Telecom, e quello delle altre grandi società, basterebbe invece che amministratori, sindaci e revisori ci confermassero di aver adottato il principio di Fra’ Luca: «Mai si deve mettere in dare che quella ancora non si ponga in avere, e così mai si deve mettere cosa in avere che quella ancora quella medesima con suo ammontare non si metta in dare. E di qua nasci poi al bilancio che del libro si fa: nel suo saldo tanto convien che sia il dare quanto l'avere».

 



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COMMENTI
06/03/2010 - Speriamo che non sia solo utopia. (Antono Spadafora)

I bilanci dovrebbero essere improntati a una maggiore trasparenza e chiarezza. Oggi è troppo facile alterare la natura monetaria di una azienda e cosi i contenuti quantitativi di un bilancio trasmettendo false informazioni alle persone,esterne all’azienda, che lo utilizzano per percepire informazioni utili per fini diversi. Negli ultimi anni abbiamo avuto casi clamorosi di manomissioni di bilancio, basti pensare al caso Parmalat oppure Telecom, che hanno causato danni esorbitanti specialmente ai piccoli investitori. L’unico modo per poter evitare il fenomeno del falso in bilancio è quello di applicare in maniera severa la legge, punendo i soggetti che redigono un bilancio non veritiero, con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico, col fine di conseguire un ingiusto profitto. Spero che questo articolo sia di buon auspicio per creare le fondamenta di un nuovo sistema economico basato sulla verità e quindi sull’onestà, che di certo non danneggierebbe nessuno e in particolar modo tutelerebbe la parte debole dell’economia,cioè i piccoli azionisti.

 
10/05/2009 - bilanci poco chiari.. (Anna Principe)

Spesso i dati monetari, ovvero le determinazioni quantitative d'azienda non sono sufficienti di per sé a qualificare l'andamento aziendale, necessitando di nota integrativa (parte integrante il Bilancio d'esercizio) ed del rendiconto finanziario. Ciò nonostante è ancora troppo facile e conveniente alterare i contenuti "quantitativi" di un bilancio trasmettendo false informazioni agli stakeholder. Il bilancio non sempre quindi da una rappresentazione veritiera dell'andamento della società, a volte a causa di errori involontari degli amministratori, ma purtroppo molto spesso voluto dagli stessi per mascherare i propri imbrogli e le proprie incapacità.

 
28/04/2009 - La revisione contabile (Caterina Paone)

In economia distinguiamo tra diversi tipi di bilancio, ma quello che a noi interessa in questo caso è il cosiddetto bilancio d'esercizio che riguarda, in particolare, la gestione aziendale di una impresa. Il bilancio d'esercizio è un documento contabile che viene compilato dagli amministratori di un'impresa in modo da descrivere, con chiarezza e trasparenza, la situazione patrimoniale e finanziaria reale di una società. Per redigere questo bilancio si devono seguire alcune norme previste, nello specifico, dagli articoli 2423-2435 bis del codice civile, dal testo unico delle imposte sui redditi (tuir)e dai principi contabili. Per constatare la veridicità e la correttezza di un bilancio, così come è auspicato nell'articolo in questione, occorre operare una revisione contabile. Questa operazione viene effettuata da revisori contabili che devono verificare se il bilancio corrisponde alla verità dei fatti. Negli ultimi periodi la revisione contabile è stata resa obbligatoria attraverso delle normative a livello internazionale. Ma, evidentemente, da quanto possiamo apprendere anche da questo articolo, tutto questo non basta. La nostra società necessita ancora di maggiore sicurezza che può essere data da un più costante e puntuale controllo da parte delle autorità competenti che sfocia in delle sanzioni, laddove fosse necessario.

 
22/04/2009 - i bilanci delle società (Francesca Filippelli)

Dal 1993 è entrata in vigore la nuova normativa che prevede il bilancio formato Unione Europea, redatto cioè applicando le norme dettate dal decreto legislativo 9 aprile 1991 n°127. Questa normativa prevede tre documenti obbligatori: lo stato patrimoniale, il conto economico e la nota integrativa. Lo stato patrimoniale e il conto economico devono inoltre essere redatti secondo quanto è stabilito dalla legge, mentre per la nota integrativa sono stati delineati i contenuti lasciando agli amministratori piena autonomia di esposizione. Per questo motivo il bilancio aziendare risulta una “rappresentazione” della realtà aziendale, redatto alla fine di ogni periodo amministrativo rappresenta la situazione patrimoniale e finanziaria dell’azienda e il risultato economico d’esercizio. I destinatari (stakeholder) del bilancio sono individui, gruppi, imprese, che dipendono dall’impresa per la realizzazione dei loro obiettivi personali o da cui l’azienda è dipendente. Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione aziendale. Ma al giorno d’oggi non succede sempre così si pensi ai falsi bilanci nel mondo calcistico, nelle banche, il caso Parmalat…insomma l’etica negli affari non può essere solo uno slogan. Ci vogliono punizioni esemplari e gli enti di controllo devono imporre più trasparenza.

 
19/03/2009 - "economia globale/etica globale" (giovanna cozza)

La globalizzazione ha portato ad una libera fruizione di persone e merci. Anche l'informazione è stata coinvolta in tale processo,ma se da una parte si registra un aumento delle informazioni fruibili dall'altra la qualità delle stesse è estremamente discutibile.In questo contesto l'idea di rendere visibili i bilanci in particolar modo delle banche (vedi caso Lehman Brothers) può essere visto come un modo per ridare fiducia ai piccoli investitori e di conseguenza anche ai mercati finanziari. Rendere i bilanci trasparenti può indicare un segnale per indicare un cambio di rotta e per riequilibrare il sistema sostituendo" all'etica dei profitti","l'etica dei valori".

 
17/03/2009 - 2 + 2 = 4...forse! (Roberto Cacciola)

Sebbene i bilanci siano redatti secondo criteri di valutazione oggettivamente stabiliti dalla legge non tutte le poste del bilancio sono determinabili in modo veramente oggettivo: l’avviamento ad esempio è una voce astratta (non sempre contabilizzato) che esprime quel maggior valore apparentemente assente in azienda ma che in realtà è parte integrante della stessa. Questa come altre poste occulte di bilancio, nonostante i criteri di valutazione, non sono calcolabili oggettivamente: ecco che allora 2 + 2 non necessariamente fa 4! Ecco che ad esempio non è agevole quantificare in termini oggettivi il valore del capitale umano che una società ha... è in questi frangenti che l’onestà degli amministratori è difficile da verificare e spesso si preferisce ingrossare i valori di bilancio per far apparire una situazione più florida della realtà ottenendo una migliore remunerazione personale. Il caso Telecom è emblematico.

 
17/03/2009 - essere e apparire... (marzia matalone)

La società in cui viviamo è dominata dalle leggi dell'apparire. Lo iato tra "l'essere" e il "dover essere" continua ad estendersi costantemente. Come sorprendersi, dunque, se perfino la statistica, la scienza oggettiva per eccellenza, la scienza dei bilanci economici delle imprese, risente anch'essa dell'incombente "pressione estetica" che pervade il mondo che ci circonda? La gente mente per apparire diversa da com'è. Le imprese mentono per apparire diverse da come sono, nel disperato tentativo di conservare il proprio prestigio e la propria credibilità. Impegnati in una "recita a tempo pieno", tutti noi ci muoviamo come attori su un palcoscenico, cercando di preservare il posto che ci siamo conquistati in questo spettacolo, lo "spettacolo della società moderna".

 
17/03/2009 - Commento (loredana madeo)

La Sincerità e la Verità non sempre paga e non è facile a volte per un amministratore ammettere di avere delle perdite nel proprio Bilancio. Così per la Telecom come per una qualsiasi altra società.

 
16/03/2009 - Corporate Social Responsability (Antonio Pio Martino)

A prescindere dai diversi metodi di valutazione di un’azienda ed al fatto di includere in tale valutazione oltre ai “fattori fondamentali” anche fattori esterni, psicologici , analisi comparative, ecc., nella prospettiva attuale, appare sempre più doveroso per le aziende condurre la loro attività in modo responsabile sia verso la società in generale che verso i vari stakeholder. I recenti scandali finanziari hanno provocato una caduta della fiducia degli investitori, ormai sempre più consapevoli ed esigenti. E’ opinione condivisa, cha la Corporate Social Responsability sia un fattore che non riguarda solo la gestione imprenditoriale dell’immagine, ma riguarda anche e forse soprattutto le scelte strategiche. Essa se opportunamente integrata nella gestione aziendale, può diventare un elemento di innovazione e contribuire alla crescita e alla creazione di valore. Infine c’è da dire che in Italia esiste una forma particolare di capitalismo detto “capitalismo senza capitale” che certamente non indirizza i manager verso un’ottica di chiarezza e di responsabilità.

 
15/03/2009 - Aritm-Etica ed economEtica (Oreste Parise)

La capacità dei bilanci di rappresentare correttamente la realtà aziendale non dipende certo dai difetti della partita doppia. E' ben vero che qualsiasi buon testo di analisi di bilancio mette bene in evidenza che vi sono molteplici elementi la cui espressione numerica è il frutto di una stima e di una scelta gestionale. L'applicazione del "true and fair value" consente tuttavia una valutazione con un margine accettabile di errore. Il grande problema emerso in questa crisi è la propensione diffusa alle falsificazioni, alle truffe, agli imbrogli persino tra le multinazionali che hanno goduto di una presunzione di correttezza nei loro comportamenti contabili. Il piccolo imprenditore non ha ancora una contabilità rigorosa ed è una carenza comprensibile; che questo avvenga per le grandi società è una conseguenza di un rallentamento della tensione morale, una deficienza di comportamenti etici. Come ha felicemente sintetizzato il Prof. D'Atri è necessaria una aritm-Etica, passare dall'economia all'economEtica. Tanti sono i nodi da affrontare: la riforma del diritto penale delle società, le stock option, il conflitto di interessi tra la governance e la funzione di controllo, la democrazia societaria, il divieto delle “catena di S. Antonio”, la finanza speculativa, ecc. Che dire quando Bernhard Madoff prende 150 anni di carcere in America per una truffa colossale, mentre Calisto Tanzi si gode la sua splendida villa e inizia una nuova ... attività?

 
15/03/2009 - falso_in bilancio (valeria suriano)

Trovo importantissimo mettere in luce i problemi e le contraddizioni che scaturiscono dal cosiddetto "falso in bilancio". Com'è stato sottolineato nell'articolo, la nascita del bilancio ha origine nel 1500 e ai suoi albori aveva il semplice e necessario compito di aiutare l'impresa a far quadrare i conti, il che a quei tempi avveniva davvero. Col passare del tempo il bilancio è cambiato(o è cambiato il modo in cui viene utilizzato da chi lo redige) adattandosi ai paralleli e continui cambiamenti della società e dell'economia, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui il bilancio non è più una fotografia oggettiva e razionale del reale, ma ormai necessita di un'interpretazione, in quanto proprio come un dipinto vi sono dei chiaro-scuri, delle luci e delle ombre appositamente inserite per far risaltare alcuni elementi e occultarne altri. Per questo sono d'accordo con l'articolo che auspica una "verità" e "trasparenza" del bilancio e che esso possa essere uno strumento che permetta veramente a tutti di prendere visione dei reali dati dell'impresa in modo chiaro e coerente.