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BORSA/ I risparmi in fumo e gli esorbitanti stipendi dei manager

venerdì 20 marzo 2009

BORSA/ I risparmi in fumo e gli esorbitanti stipendi dei manager

Negli Stati Uniti il neopresidente Obama c’è andato giù con la mano pesante: limite di 500.000 dollari agli stipendi annuali dei supermanager delle aziende salvate dagli aiuti statali. Un decimo, in certi casi anche meno, di quanto portavano mediamente a casa i Ceo delle più importanti multinazionali.

 

E in Italia? Nel Bel Paese, come al solito, ci si pensa due volte, prima di metter mano al portafoglio della casta, politica o economica che sia. Chi dovrebbe occuparsene, infatti, è il primo ad esser beccato con le mani nella marmellata.

 

Uno studio di Confindustria di fine 2007 metteva in risalto che i politici italiani costano al cittadino circa 20 euro, contro i 2 della Spagna, l'8 della Francia, i 6 della Germania. Malgrado, pungeva Confindustria , «la situazione italiana sia contraddistinta da minore efficacia ed efficienza». Se da tale pulpito dovrebbe venire la moral suasion sul giusto ammontare degli stipendi di banchieri e manager, stiamo freschi. Ma lo stesso Presidente Marcegaglia chiede allo Stato (cioè a Noi) “soldi veri” per le imprese: evidentemente gli emolumenti dei manager sono pagati con “soldi falsi”?

 

E infatti, a oggi, ben poco è successo, nonostante giorno dopo giorno la crisi finanziaria sbricioli i risparmi e le aspettative di migliaia di comuni risparmiatori e lavoratori. Nel 2008 i top manager hanno incassato meno, ma in attesa dei bilanci ufficiali già si parla di cifre comunque astronomiche, in barba ai pesantissimi cali di bilancio ed alla picchiata verso il basso dei titoli di borsa.

 

Ai più giovani è bene far sapere che non è stato sempre così. Le differenze sociali ed economiche tra i vertici della piramide e la base esistono da sempre, ovviamente, ma mai, nella storia del ‘900, nella misura raggiunta negli ultimi anni. Un’impennata iperbolica e senza controllo, che alla resa dei conti ha contribuito al disastro odierno.

 

Dal 2002 al 2005, scriveva “CorrierEconomia” tempo fa, a fronte di retribuzioni contrattuali cresciute mediamente dell’8,5% in tre anni, gli stipendi dei top manager delle SpA quotate italiane sono aumentati dell’80%, stock option e ulteriori benefit esclusi. Un’iperbole costante che negli anni a seguire non ha accennato ad invertire la rotta.

 

«Il rischio che 60.000 lavoratori del comparto auto, in Italia, restino a casa, se non ci sarà un intervento del governo, è reale», ha ripetuto più volte Marchionne negli ultimi mesi. Tradotto: se ci lasciate da soli, andrà male. Ma allora, a che serve un manager da sette milioni all’anno, se poi in fin dei conti si riduce sempre a dover chieder a noi (lo Stato) una mano per non dover chiudere la saracinesca?

 

E veniamo alle banche. Lo stesso Mario Draghi ha ribadito che il Forum per la stabilità finanziaria è in procinto di presentare un quadro di regole per «pratiche di sana remunerazione nel settore finanziario». Per il momento si stanno predisponendo i bilanci 2008 (disastrosi), ma non si hanno notizie di rinunce o riduzioni di compensi. Certo, verranno meno i risultati delle stock option speculative, ma i compensi e le “buonuscite” milionarie, assegnati ai partecipanti alla grande abbuffata non paiono a rischio.

 

E il nostro buon governatore ci potrebbe, a conferma del suo ruolo positivo, ricordare un suo intervento critico sui bilanci di Banco Roma/Unicredit, passati al vaglio ispettivo di Banca d’Italia, che riportavano i 30 milioni di fine carriera per Geronzi e Arpe?

 

E fra i banchieri non mancano i pentiti. Il Ceo di Banco Popolare Fabio Innocenzi incassava oltre 2 milioni di euro. Appena qualche mese dopo lo scoppio del caso Italease, recitava il mea culpa pubblico per la vicenda: «Una dura lezione che deve diventare un’esperienza dalla quale imparare per il futuro». Ma il costo della lezione (a oggi alcuni miliardi di euro) chi lo paga?

 

Martedì è stata annunciata da parte di Banco Popolare una Opa a 1,50 euro per azione, titolo pagato anche 50 euro dai risparmiatori. Tali prezzi esorbitanti erano congrui con le informazioni che venivano fornite al pubblico dal Consiglio di Amministrazione di Italease, di cui Innocenzi era membro a pieno titolo. Ha forse rinunciato a parte dei precedenti compensi, a parziale risarcimento? No, anzi è rimasto con alcuni incarichi di consolazione nel gruppo. E l’avv.Fratta Pasini e il prof. Giarda, dopo aver strenuamente difeso Innocenzi dalla azione di responsabilità proposta in assemblea, chiederanno forse scusa ai soci?

 

Per il momento, il Consiglio di Sorveglianza mantiene intatto il proprio compenso milionario: in fin dei conti, confortati dall’inazione di Draghi, penseranno che non era mica loro il compito di evitare che i soldi degli investitori andassero in fumo.



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COMMENTI
06/05/2009 - Stipendi D'oro (Nicoletta Sangineto)

In Italia godiamo di un primato vergognoso: I politici hanno gli stipendi più alti d’Europa, mentre i lavoratori hanno gli stipendi più bassi. Questo è il risultato di vari fattori connessi tra loro, come il mancato controllo dei prezzi nel passaggio dalla lira all’Euro, o ancora, il timore di perdere il posto di lavoro con la minaccia delle delocalizzazioni nei paesi in cui gli operai sono sottopagati e privi di diritti e infine, i lavori a tempo determinato fatti per certe esigenze di lavori particolari ma anche per soddisfare gli industriali. Ma il fattore decisivo per quanto riguarda queste differenze è l’ingordigia dei politici che si basa sul potere di assegnarsi del denaro con leggi fuori controllo di qualsiasi organo costituzionale. Ai politici non interessa se abbiamo il debito più grande d’Europa quando si tratta di darsi l’aumento, mentre per gli insegnanti, i poliziotti e gli statali in genere, scatta l’ impedimento del debito pubblico. Se dovessimo pagarli per quello che hanno fatto, forse dovrebbero rimborsarci i danni subiti da una scarsa competenza dei problemi. Ma è anche vero che valutare e pagare in proporzione è complicato. Una cosa è sicura: sono strapagati e non hanno nessuna intenzione di moderarsi.

 
27/04/2009 - Tutelare i risparmiatori (Caterina Paone)

Nell'ultimo periodo la nostra società è stata caratterizzata, e lo è tutt'ora, da una crisi economica. Come è risaputo da studi economici, queste crisi sono cicliche e possono essere superate. Ogni volta che avvengono queste crisi, però, coloro che ne subisco maggiormente sono i piccoli risparmiatori e le famiglie meno agiate. A questo proposito sarebbe necessario una maggiore informazione sui prodotti finanziari e nel rapporto tra la banca e i clienti. Occorre una più raguardevole indicazione sugli eventuali rischi al momento della sottoscrizione di un investimento e sul da farsi in caso di eventuali perdite. Nella nostra società bisogna avviare, dunque, una politica di tutela del risparmiatore.

 
21/04/2009 - Stipendi in e out... (Francesca Filippelli)

Gli stipendi dei manager in Italia sono in continua crescita mentre rimane immutato il reddito delle famiglie. Grazie allo stock option i manager allacciano la retribuzione all’andamento aziendale, i loro redditi crescono in relazione allo svilippo dell’azienda. Percepiscono stipendi milionari che non riescono a giustificare con altrettanti benefici per le aziende che dirigono, un esempio l’Alitalia. Mentre le tasche di pochi crescono, gli italiani vivono quotidianamente in difficoltà e aumentano le famiglie con gravi problemi economici, che addirittura non c’è la fanno ad arrivare alla fine del mese. Le notizie dell’andamento dei mercati e dei loro effetti hanno invaso la nostra vita quotidiana incrementando i dubbi per la sorte dei nistri risparmi. La tentazione di molte persone è quella di chiudere qualsiasi investimento e di mettere tutto sotto il mattone. Ma la liquidità è solo un rifugio...speriamo che i nuovi piani difensivi anticrisi ci faranno sollevare.

 
31/03/2009 - vizi dei manager (Antonio Pio Martino)

In italia i grandi imprenditori preferiscono affidare la gestione delle loro aziende a manager di successo, molto conosciuti,e anche con molti "vizi" in termini di benefit piuttosto che lasciare spazio ai giovani manager. Un'altra questione importante è che negli USA i manager devono stare molto più attenti che in Italia perchè hanno diverse "spade di Damocle" che minano la loro posizione tra cui la Legislazione, la politica e il mercato con il suo sistema del "Market for corporate controll" che "spodesta" i manager non efficienti tramite take-over da parte di altre imprese.

 
30/03/2009 - A chi troppo e a chi niente (Cacciola Roberto) (Roberto Cacciola)

Il nostro Paese si sta caratterizzando da anni per un forte paradosso almeno nell’ambito dell’UEM: dalle statistiche sembrerebbe infatti che mentre gli stipendi dei manager italiani sono diventati i più alti rispetto a quelli dei manager dei Paesi dell’UEM i salari dei lavoratori italiani sono i più bassi tra i lavoratori dei Paesi dell’UEM! Inoltre si parla ormai da tempo della perdita di competitività e della crescita zero del nostro Paese. Ma allora, se assumiamo che in un’economia di mercato come la nostra il salario deve essere proporzionale alla produttività, perché i manager italiani guadagnano così tanto? Volendo far finta (sottolineo far finta) che in realtà le aziende italiane sono molto produttive come si spiega il bassissimo reddito dei lavoratori italiani? Forse la verità sta nel fatto che nel nostro bel Paese quando le cose vanno bene è merito dei manager e quando le cose vanno male è sempre colpa dei lavoratori che debbono in ogni caso pagare per gli errori altrui sopportando anche angherie, arroganza e prepotenze senza, almeno all’atto pratico, alcuna forma di tutela nemmeno giurisdizionale. Gli studi economici insegnano che per uscire dalle crisi economiche bisogna stimolare la domanda in modo che questa spinga le imprese a produrre e tanto più è alto il livello di reddito e più è forte la domanda: se il salario dei lavoratori che (ovviamente), sono la maggioranza della popolazione, è basso quand’è che l’Italia potrà uscire dalla crisi economica?

 
26/03/2009 - Le due facce della politica (giovanna cozza)

Il difficile momento economico riguarda l'economia mondiale è interessante però vedere come di fronte a tali problematiche la classe politica abbia differenti comportamenti che denotano un abisso di azioni e intenti. Se guardiamo la politica statunitense e il suo Presidente le azioni e reazioni per la risoluzione e il superamento di tale fase sono tutte orientate verso il ridimendionamento degli stipendi della classe politica e dei supermanager per una più equa ridistribuzione dei redditi. Se guardiamo la politica di "Casa nostra" e il nostro Presidente del consiglio ci sembra quasi che esso viva in una "bolla" lontano dai problemi del paese, in buona sostanza il suo intervento si risolve in un "Aiutati che Dio ti aiuta". Purtroppo questo atteggiamento non è altro che lo specchio di un sentire comune che partendo dal sistema politico si riperquote in ogni ambito della nostra società. Ci vuole un netto cambio di rotta che i cittadini aspettano da tempo, ma oggi non sarà forse troppo tardi?

 
23/03/2009 - perchè ai manager Si e agli impiegati No??? (Anna Principe)

Negli ultimi sette anni, i salari delle persone ai vertici delle società quotate in borsa sono letteralmente esplosi. Nello stesso lasso di tempo il salario reale dei lavoratori è rimasto più o meno stabile. Il divario fra le diverse remunerazioni all'interno della stessa impresa si è perciò accentuato. In passato il salario di un CEO era da 20 a 30 volte superiore rispetto a quello di un semplice impiegato. Oggi questo fattore è passato dalle 400 alle 500 volte. Bisognerebbe fissare dei margini di differenza massimi fra i salari di tutti i lavoratori cosi che se si aumenta la remunerazione delle persone ai vertici dell’impresa lo si deve fare automaticamente anche per tutti gli altri. Si vedrà cosi se le imprese saranno disposte a offrire ancora cifre da capogiro agli amministratori delegati considerando inoltre che nn sempre il compenso elevato dato ai CEO coincide con un successo altrettanto elevato dell’impresa in cui lavorano.

 
20/03/2009 - Lex mercatoria (Oreste Parise)

I supermanager stanno occupando uno spazio proprio al di fuori e al di sopra della politica e del sistema democratico, i loro compensi sono scandalosi per l'arbitrarietà insita nella loro quantificazione che sfugge a qualsiasi criterio di efficienza, di redditività e di corretta gestione delle aziende. Nelle "public company" con flottante elevato e molto frazionato, la governance è nelle mani di questi manager che perdono qualsiasi contatto con la realtà economica e si preoccupano soltanto dei benefit che possono trarre dalle proprie scelte. Il mondo gira attorno a loro e nessuno sembra in grado di limitarne gli arbitri. Si sta formando una classe al di fuori e al di sopra della comunità dei cittadini, i nuovi feudatari di questo medioevo annunciato, una classe che non risponde più alla legge ed ai controlli degli stati, che spesso sono una loro espressione, o comunque sono soggetti all’azione pressante del lobbying che ne condiziona l’attività di governo. La grande crisi che stiamo attraversando è fondamentalmente una crisi di valori, Robert Madoff è un truffatore tanto quanto i manager dell’AIG: al primo saranno comminati 150 di carcere, mentre gli altri potranno godersi i frutti della loro arroganza sotto la protezione di una legislazione compiacente. Guido Rossi afferma si sta formando una nuova “lex mercatoria” al fuori e al di sopra delle norme fissate dai legislatori che non tiene in alcun conto i diritti del cittadino o più elementari principi di democrazia.

 
20/03/2009 - Gli opposti (loredana madeo)

Che il popolo italiano è un popolo di risparmiatori lo sapevamo già. Ma andando avanti coi tempi questi risparmi finiranno e i manager saranno sempre più ricchi. Si ritornerà alla miseria di un tempo? E' certo che i "famosi" manager non divideranno mai i loro compensi, come nessun'altro lo farebbe mai. Sto Bene "io"...gli altri ce la faranno... Io, persona opposta ai manager, spero in un futuro dove la distanza tra me e loro sia sempre di meno, o scompaia del tutto. Un sogno di molti che mi auguro diventi presto realtà e che al più presto all'apertura del TG non ci sia più la crisi economica.