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SPY FINANZA/ Quell'oro usato contro l'Italia

Martedì si è tenuta l'assemblea dei soci di Banca d'Italia. Resta aperto il nodo delle quote e della proprietà dell'oro, con le conseguenze che spiega GIANFRANCO D'ATRI

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Si è svolta  martedì l'assemblea di Banca d'Italia con i soci principali "congelati":  Intesa Sanpaolo e Unicredit, che superano la soglia del 3% e rappresentano la maggioranza del capitale, non hanno ancora provveduto a ridurre la loro partecipazione come previsto dalla legge 5 del 2014. Dal momento che dalla prossima assemblea, oltre che essere congelati, i soci sarebbero anche sterilizzati nei dividendi succosi previsti, è probabile che nell'anno in corso si assista alla ridefinizione degli assetti proprietari. 

Ricordiamo che, per far contenta l'Europa, la legge fu uno degli ultimi atti del governo Letta compiuto fra le proteste dei Cinquestelle e il decisionismo della Boldrini. Venne avviata la completa ed effettiva privatizzazione della Banca d'Italia, concedendo alle banche quotiste un beneficio economico di alcuni miliardi per assecondare il progetto. L'enorme danno per lo Stato veniva camuffato come un più banale e modesto "regalo".

Fra l'altro, surrettiziamente si metteva in un limbo giuridico l'ingente patrimonio, in particolare le riserve auree,  e sottratto al popolo italiano il controllo potenziale della propria moneta. Terminato lo show, anche Beppe Grillo ha scelto temi più demagogici, e i senatori 5 Stelle che avevano avviato l'opposizione al decreto sono stati estromessi dal partito, così ora la vicenda prosegue lontano dai riflettori e la gravità della situazione non riceve alcuna attenzione.

In occasione dell'assemblea, però, il governatore Visco ha dovuto ricordare, almeno indirettamente, il tema degli assetti e solo un articolo di Massimo Mucchetti ha richiamato la vicenda, seppur in maniera paradossale e senza evidenziarne la portata. Lo stesso giornalista/senatore aveva a suo tempo prudentemente disertato il voto sulla legge: perché disturbare i manovratori quando basta solo dichiararsi critico?

Invero, dal punto di vista giuridico esistono dubbi di costituzionalità, di corretta rappresentazione dei dati e di abuso nei confronti dei cittadini, ma il basso profilo sembra sia stato scelto da tutti: dal governo al parlamento ai partiti. Zitte ovviamente le banche che saranno comunque controllate, e non da una autorità pubblica ma da un organismo privato, quale è Banca d'Italia oggi, con funzioni delegate e  senza controllo pubblico.

La procedura di cessione delle quote da parte dei soci con oltre il 3% e il futuro assetto proprietario sono assolutamente oscuri. Il governatore si è limitato a dire che le azioni sono state dematerializzate "per favorire un mercato secondario" e che le quote frutteranno almeno il 5%  - mentre la legge gli impone solo un tetto massimo del %.

Chi potrà godere di questa interessante opportunità di investimento, facendo monetizzare alle banche i 7 miliardi della rivalutazione? Non saranno certamente i risparmiatori italiani, che debbono accontentarsi di investire all'1-2%. Saranno quei soggetti, banche e assicurazioni, che garantiranno l'autoreferenzialità alla Banca d'Italia, che fra l'altro è persino autorizzata a riacquistare e detenere  quote proprie.


COMMENTI
31/05/2015 - Grazie Mauro (CARLA VITES)

Quando ci vengono elargiti gli 80 euro andrebbe detto proprio anche quello che Lei qui ci racconta. e di cui la ringrazio. Ma, quindi, che fare? Intendo, oltre a farci aumentare le Tasse e berci le favole supportate alla grande da Confindustria, della bontà delle 'riforme'.