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SPILLO/ Quei 7 miliardi bruciati coi derivati del Tesoro

Nel Def viene evidenziato come l’Italia lo scorso anno abbia dovuto far fronte a perdite per 7 miliardi riguardanti i derivati del Tesoro. Il commento di GIANFRANCO D’ATRI

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Ritorna all’attenzione il tema dei derivati sottoscritti e rinegoziati da parte del Tesoro, in quanto il Def evidenzia la perdita di ben 7 miliardi di euro nel solo 2015. Così abbiamo mandato in fumo il risparmio di 6 miliardi sugli interessi pagati in meno grazie alla riduzione dei tassi. Ma, per ottenere una migliore valutazione internazionale del debito italiano, i cittadini sono stati chiamati a sacrifici e l’economia è stata strozzata. Invece, con pochissima attività burocratica, la dottoressa Cannata, dirigente del Tesoro, ha pagato sull’unghia vangate di miliardi alle banche con le quali negli anni avevamo - veramente avevano loro - sottoscritto contratti capestro.

Il refrain del Tesoro è che gli impegni vanno mantenuti, costi quel che costi. Il fatto strano è però che il ministro rifiuti di mostrare questi complessi documenti con clausole e conteggi, forse esoterici, persino ai deputati che ne hanno fatto richiesta. In un precedente articolo avevamo anche riferito come molti dubbi esistono sulla modalità con cui si era pervenuti nel passato a concordare con le banche formule finanziarie più simili al gioco d’azzardo che all’oculatezza ragionieristica: si scommetteva senza aver definito una politica di gestione dei miliardi di indebitamento. Ma, fatto molto più grave, i funzionari del Tesoro erano in balìa degli studi legali delle controparti e negoziavano tassi di riferimento senza avere gli strumenti tecnici per valutarli.

Le banche internazionali, incluse quelle che giocavano con il Tesoro, sono state in altri contesti condannate per collusione finalizzata alla manipolazione dei tassi. A oggi in Italia nessun giudice ha trovato - ma hanno cercato?- ipotesi di manipolazione nelle aste dei titoli di stato. Evidentemente l’Italia non è così corrotta e corruttibile come la si descrive e anche chi delinque all’estero qui diventa un angioletto. Almeno, però, la Corte dei Conti ha deciso di indagare dal punto di vista contabile sull’operato dei dirigenti del Tesoro per un derivato con Morgan Stanley del 1994: ipotesi, un danno erariale di 4 miliardi.

Ma al tempo Direttore Generale era Mario Draghi: metteremo sotto accusa l’attuale governatore della Banca centrale europea per poter scoperchiare un vaso di pandora di oltre 2000 miliardi o continueremo a pagare e stare zitti?

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