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Aspettando l’azione collettiva all’italiana, tra realtà e miraggi

A luglio dovrebbe iniziare in Italia la class action per Parmalat. Gianni Credit analizza i risvolti e le conseguenze di questo strumento a difesa dei consumatori

Parmalat_FN1.jpg(Foto)

L’incertezza sulla concreta portata della class action chiusa a New York da Parmalat è almeno pari alle incertezze che accompagnano il lungo conto alla rovescia per la “class action all'italiana”, la cui entrata in vigore è prevista dalla Finanziaria 2008 per il prossimo luglio. Quanto - e quando - sarà risarcito da Oltre Atlantico, un risparmiatore italiano che alla data del 27 dicembre 2003 si è ritrovato con 5 o 10 mila euro in obbligazioni ridotte a carta straccia?
I centomila “bondholders” di Collecchio hanno già ottenuto un rimborso principale in Italia 22 mesi dopo il crack: concambiando i titoli con azioni della “nuova Parmalat” hanno tutti recuperato in sede di concordato tra il 10 e il 25% del valore nominale. Ora i 10,5 milioni di azioni (circa 24 milioni di euro al corso attuale) che il commissario Enrico Bondi metterà a disposizione della transazione promossa da due grandi studi legali di Manhattan potrebbero in realtà doversi ripartire tra una platea più vasta: azionisti e obbligazionisti che in un determinato arco di tempo precedente al crack sono venuti in contatto sul mercato con titoli la cui valutazione non poteva essere corretta, perché le informazioni erano false o manipolate. È questo l’“interesse collettivo” su cui i legali newyorkesi hanno puntato, peraltro con obiettivi molto superiori ai risultati: fino a otto miliardi di dollari.
Del resto negli Stati Uniti avvocati-imprenditori “scommettono” su centinaia di eventi infausti nella speranza di ottenere un “bottino” sul quale la loro “commissione”, in caso di successo, è assicurata: si va da un acquedotto che si guasta a un farmaco sospettato di produrre effetti collaterali a un giocattolo pericoloso (salvo veder bocciata dalla Corte Suprema una "class" da 40 miliardi intentata contro Enron). È questa comunque la nuova dimensione legale che si sta aprendo anche per il consumatore italiano: sia esso un risparmiatore che ritiene di essere vittima non solo del rischio ma anche di comportamenti da parte di un'impresa o di una banca; o un passeggero di un Eurostar bloccato per ore in mezzo a una campagna. Il ministro uscente dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che ha insistito per far partire “l'azione collettiva” a tutti i costi, in scia alla “lenzuolata” delle liberalizzazioni (anch'essa monca e discussa). Il fronte delle imprese è insorto subito e in blocco, accusando la nuova normativa di indeterminazione tecnica ai limiti della demagogia. Le stesse associazioni di tutela dei consumatori (enti senza fini di lucro, soli soggetti legittimati a promuovere le azioni) sono perplesse: temono di aprire fronti molti costosi dall'esito incerto. Eppure ogniqualvolta una “class action” - come quella annunciata ieri su Parmalat - giungerà a sanare quanto meno sul piano morale o mediatico un danno vissuto come “collettivo” dai danneggiati, nell'opinione pubblica si rafforzerà l'idea che l'azione collettiva sia comunque utile a difendere il sempre più inerme abitante dei mercati globali.

(Foto: Ansa)
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