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FINANZA/ Draghi verso la Bce, ma Tremonti non sta a guardare

Il governatore della Banca d’Italia potrebbe succedere a Trichet alla guida della Bce nel 2011. Sulla sua strada deve fare apparentemente i conti con due paesi: l'Italia e la Germania. Il Risiko è cominciato e Tremonti non starà alla finestra

draghi_marioR375_29mag09.jpg(Foto)

Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha speso due giorni a Venezia per investire Mario Draghi a successore? Di certo la "campagna elettorale" del Governatore della Banca d'Italia è ormai aperta e piena e aggiunge valore - a posteriori - anche alla recente visita al Meeting di Rimini: che anche il banchiere romano - al pari di Tony Blair, candidato alla presidenza dell'Unione europea - ha giudicato evidentemente una rara ribalta internazionale di qualità sul crinale tra economia e società civile.

Nel merito, gli ultimi giorni hanno registrato anche una lunga intervista di Draghi al maggior quotidiano tedesco - la Frankfurter Allgemeine Zeitung - a ideale chiusura del cerchio con il lancio della candidatura italiana per la Bce da parte del Wall Street Journal, nel mezzo della raffica di summit globali autunnali (Ecofin, G-20, Fmi a Istanbul).


Alla Faz e negli appuntamenti pubblici di Venezia, il Governatore - al solito formalmente attento e riservato - si è consentito parecchio. L'accenno ai «recenti fatti politici», ininfluenti sulle «scelte economiche», è stata - nel gergo draghiano dell'alto establishment globale - una dimostrazione muscolare nel tempestoso indomani della sentenza italiana sul Lodo Alfano.

Draghi è a capo di un'authority indipendente e (di più) guida il Financial Stability Board del Fondo monetario: partecipa a pieno titolo con capi di Stato e Governo alle "foto di famiglia" di tutti i vertici internazionali. Ma è - istituzionalmente - un "civil servant": gestisce un potere conferito dallo Stato, senza diretta investitura politico-elettorale.

L'essersi espresso - in modo sottile ma inequivocabile - su uno scontro tra un premier come Berlusconi, un capo di Stato come Napolitano e una Consulta che in ogni caso interfaccia direttamente col Parlamento, è stato ai limiti del galateo istituzionale: essendo chiaro il giudizio implicito di "turbativa" sul tentativo del Governo di varare uno scudo giudiziario al suo capo.