BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA/ La guerra tra UK e Francia rischia di far fuori Draghi

Sarkozy si fa portabandiera di un approccio rigorista e continentale all’exit strategy dalla crisi, opposto a quello di Londra. Ecco come la Francia rafforza la sua presa sullo scacchiere finanziario europeo, in attesa di sapere cosa succederà alla Bce

bce_simbolo1R375.jpg(Foto)

Sarebbe un errore archiviare come un’umorale perfidia tardo-gollista l’annullamento della visita di Nicolas Sarkozy a Londra, all’indomani delle schermaglie per le nomine Ue. Certamente il presidente francese si è potuto permettere uno sgarbo plateale a Gordon Brown: un premier uscente, un laburista isolato in un’Europa dominata dai partiti moderati. Ma sarebbe superficiale fermarsi anche all’oggetto formale dell’attuale contendere tra Francia e Gran Bretagna: l’affidamento al transalpino Michel Barnier - all’interno della Commissione “Barroso 2” - della delega strategica al mercato interno e ai servizi finanziari, finora retta dall’inglese Charles McCreevy. La polemica politica è in sé trasparente: Sarkozy ha rivendicato a Barnier, già suo consigliere personale e ministro dell’agricoltura del governo Fillon, il compito di realizzare la riforma della regulation finanziaria dell’Unione, definitivamente impostata nei giorni scorsi a Bruxelles. Un pacchetto che risente certamente di qualche compromesso con la Gran Bretagna (cioè con la City di Londra), ma conferma l’approccio rigorista all’exit strategy dalla Grande Crisi, portato avanti dall’Europa continentale (Francia, Germania e, non ultima, Italia) in tutti i recenti G20: in particolare nel secondo, tenutosi nell’aprile scorso proprio a Londra.

Lì e allora, al debutto di Obama anche sulla scena del crollo dei mercati originato in America, si scontrarono la linea anglosassone dell’”incidente di percorso” da superare a colpi di sussidi pubblici alle banche e quella del “collasso strutturale”, da curare (secondo la Vecchia Europa) con una revisione profonda di modelli e regole della finanza. C’è ancora questo nella presa di posizione del cancelliere dello scacchiere britannico, Alistair Darling, che ha messo ufficialmente le mani avanti contro un’evoluzione accentuatamente anti-mercatista delle regulation finanziaria in Europa sotto la regia francese: il che ha fornito a Sarkozy il pretesto per un’escalation diplomatica con Londra, che ha avuto l’effetto immediato di screditare ulteriormente la nomina istituzionale di lady Catherine Ashton a ministro degli Esteri dell’Unione.

Ma se le nuove authority macro e micro-prudenziali a livello Ue-27 sono ancora sulla carta e non presentano fisionomie particolarmente incisive, è altresì vero che la Francia rafforza parecchio la sua presa sostanziale sullo scacchiere finanziario del dopo-crisi. La poltrona di Barnier si affianca a quelle di Dominique Strauss-Kahn e Pascal Lamy (rispettivamente direttori generali di Fmi e Wto) ma - soprattutto - a quella di Jean-Claude Trichet, presidente della Bce. Il quale, tuttavia, è praticamente in scadenza: non stupisce, quindi, che Parigi faccia il possibile per dare subito il massimo profilo alla nuova autorità politica dei mercati europei in attesa della designazione del nuovo presidente della banca di Francoforte, che non sarà un francese.

CONTINUA LA LETTURA DELL’ARTICOLO, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO