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FINANZA/ La nuova guerra alle banche preme su Draghi

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Draghi, in ogni caso, sembra pagare qualcosa di più dei semplici rapporti di forza europei. Il governatore italiano - prestato all'Fsb con diritto autonomo di seggio al G-20 - ha impersonato sempre con coerenza il ruolo del tecnocrate del tutto inserito nei mercati finanziari collassati. A parte qualche presa di posizione più aperta verso governi e opinioni pubbliche disorientati e arrabbiati, Draghi si è mosso sempre ben dentro la logica del "grande incidente di percorso", della necessità/opportunità di non distruggere il giocattolo della finanza globale di mercato, ma di ricostruirlo perfezionandolo.

 

Oggi la sua posizione di europeo-mediterraneo-amico-dell'America (è stato vicepresidente della Goldman Sachs a Londra) appare meno difendibile, mentre i grandi leader globali (anche il premier laburista inglese Brown, che ha riscoperto la Tobin tax o il presidente francese Sarkozy che ha inviato alla Ue Michel Barnier per fare il carabiniere dei mercati) ormai si rincorrono all'inseguimento dei "banchieri in fuga".

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COMMENTI
26/01/2010 - Niente Draghi! (michele maioli)

Sottoscrivo in pieno quanto espresso da Romano Calvo. L'ultima cosa che ci serve ora è Draghi (o chi come lui) in Europa. Non lo voglio vedere in giro, Draghi

 
25/01/2010 - Alla BCE meglio un tedesco di un uomo GoldmanSachs (romano calvo)

Sì è vero, l'impegno di Corriere della Sera e del ministro Sacconi in favore della candidatura di Draghi alla BCE, spiegano le difficoltà sorte attorno al suo nome in sede europea. Difficoltà più che legittime, dal momento che Draghi è l'uomo della Goldman Sachs in Italia e rischierebbe di esserlo anche alla BCE. Come italiani dovremmo tutti auspicare un nuovo governatore della BCE determinato a mettere finalmente le mani sulla riforma del sistema bancario europeo, senza condizionamenti da parte della finanza americana.In questo senso i nomi tedeschi che circolano, sono tutti meglio di Draghi. romano.calvo@libero.it