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FINANZA/ Il futuro di Mediobanca tra Unicredit e Ligresti

Mediobanca_Piazzetta_CucciaR400.jpg (Foto)

Ora il gruppo Ligresti - e il suo pilastro finanziario FonSai - sono in evidente difficoltà: la crisi ha colpito un polo assicurativo già appesantito (tra l’altro) da una forte esposizione nel settore immobiliare, terreno di gioco privilegiato del “patron” siciliano. FonSai - tutti ormai ne sono convinti in Piazza Affari e dintorni - sarà ceduta: per risanare la situazione finanziaria del gruppo Premafin, non da ultimo per ridurre l’esposizione creditizia della stessa Mediobanca. La famiglia Ligresti, dal canto suo, si ritroverà più libera di partecipare come un tempo a grandi progetti immobiliari: primi fra tutti quelli che stanno interessando l’urbanistica milanese in vista dell’Expo.

 

Un aperto interessamento per FonSai è già giunto dal gruppo Bolloré sotto forma di acquisti di piccoli pacchetti: oggetto di comunicazione Consob proprio al fine di rendere manifesto che il dossier è già assegnato e non sono attese (e tanto meno gradite) interferenze. E per ribadire il concetto, Bolloré si è affrettato negli stessi giorni a incrementare la sua quota nello stesso patto Mediobanca.

 

Il sistema assicurativo italiano si accinge quindi perdere una - anzi due - delle sue storiche compagnia: Fondiaria e Sai. A rilevare il polo - si dice - potrebbe essere Groupama, gigante cooperativo delle polizze francesi, entrato in Mediobanca stessa con Bolloré e altri soci europei all’epoca dell’autodifesa organizzata da Vincenzo Maranghi. Dietro le quinte - interessata almeno ad alcuni asset assicurativi italiani - vi sarebbe la stessa Axa: il campione nazionale francese, numero uno delle polizze in Europa.

 

Maturerebbe così una sorta di “armistizio preventivo” a beneficio delle Generali: nel cui azionariato e vertice i francesi sono ormai più di una quinta colonna. Bolloré è vicepresidente e la presidenza Geronzi è direttamente sostenuta dai soci francesi: ed è per dare risalto a questo momento che il banchiere romano ha approfittato del caso Profumo per attaccare le fondazioni bancarie. Che sono forti in UniCredit e possono condizionare a valle Mediobanca e Generali; che sono presenti in Piazzetta Cuccia (e guarda caso sul ruolo degli enti è intervenuto nel fine settimana il direttore generale della Fondazione Montepaschi, Marco Parlangeli); e hanno peso anche a Trieste: con Compagnia Sanpaolo, Fondazione Cariplo e Fondazione Crt.

 

In un articolo domenicale sul Corriere della Sera, Massimo Mucchetti ha infatti puntato il dito sulle anomalie potenziali di una situazione nella quale il vicepresidente delle Generali sia il candidato compratore di una compagnia concorrente, probabilmente per conto di altre compagnie estere, tra cui Axa da sempre vociferata di interessi ostili per le Generali. In ogni caso rischia di concretizzarsi a breve - da Oltralpe - la “vendetta” di Antoine Bernheim, gratificato comunque dalle Generali all’uscita del ricco e prestigioso titolo di presidente onorario.

 

È ovvio che un simile passaggio è più praticabile in assenza di regia politica da parte di un Berlusconi indebolito e - soprattutto - mentre il principale socio di Mediobanca è alle prese con un faticoso assestamento della governance. A ormai tre settimane dallo showdown su Profumo, le tessere del nuovo top management di UniCredit stanno andando a posto. Il nuovo Ceo, Federico Ghizzoni, è appoggiato soprattutto dalla presidenza tedesca di Dieter Rampl. Tra i due (probabili) direttori generali, Roberto Nicastro andrà con tutta probabilità a garantire il corpo della banca, i soci italiani (anche le Fondazioni) e la stessa Vigilanza della Banca d’Italia.

 

Continua