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FINANZA/ Consob a Milano? La rivoluzione si chiama Tar

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La giovane Consob (nata nel 1974) non ha potuto che inserirsi su questo sfondo: e con eccezioni positive (il politico bergamasco Enzo Berlanda o il tecnocrate europeo Tommaso Padoa-Schioppa) o punti di minimo (l’impresario do sale ciname capitoline Bruno Pazzi) si è scavata la sua nicchia nel panorama delle para-magistrature romane. Il lunghissimo mandato di Lamberto Cardia e la candidatura alla successione di di Antonio Catricalà (suo omologo in quanto magistrato amministrativo) sono le evidenze empiriche del lungo compromesso berlusconiano con l’establishment capitolino.

La contro-candidatura di Giuseppe Vegas (economista milanese, sottosegretario di Giulio Tremonti all’Economia) è segno invece di una dinamica federalista che fa il paio con la proposta di trasferimento a Milano della sede della Consob. Di più: apre la strada a un cambiamento effettivo di scenari, laddove lo spostamento giuridico del quartier generale della Commissione al Nord, porterebbe all’attribuzione al Tar della Lombardia della funzione giurisdizionale d’Appello per le deliberazioni Consob.

Un “vulnus” ulteriore al primato dell’establishment giudiziario romano, che ha nel Tar del Lazio (e quindi nel Consiglio di Stato) uno storico “Ghino di Tacco”: una forca caudina per tutte le controversie tra Authority di mercato (Consob e Antitrust in primis) e forze di mercato, che hanno a Milano il loro tradizionale baricentro. All’ennesima stretta per le nomine Consob (presidente e quinto commissario), il confronto tra il “rito ambrosiano” di Giulio Tremonti e il “rito romano” impersonato dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, si fa rappresentativo di un passaggio politico di lungo periodo.

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