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FINANZA/ Come i nuovi intrecci tra banche e assicurazioni cambiano l’Italia?

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Intesa, nel giugno 2009, aveva varato un piano di concentrazione di tutte le attività vita (comprese quelle dell’ex joint venture con Generali), chiedendo appunto una “revisione” della decisione originaria Antitrust. Ma questo dossier è stato sopravanzato dal confronto-scontro tra Intesa e Antitrust sul mancato rispetto degli accordi con il Credit Agricole, che si era impegnato a ridurre la sua quota (cosa poi avvenuta) ma l’aveva inizialmente legata in patto a quella delle Generali per ragioni contabili. Ancora le Generali, ancora un grande player del risparmio “banco-assicurativo” europeo (Credit Agricole ha promosso Amundi). E ancora la “politica”, oggi più che mai. Perché sarà pure tecnica la decisione dell’Autorità Garante di ridarsi 75 giorni di tempo per un verdetto definitivo per la bancassurance di Intesa. Ma a deciderlo è un presidente dell’Antitrust da tre mesi sulla graticola per un possibile passaggio alla guida della Consob: la nomina che - assieme a quella del ministro dello Sviluppo economico - tiene incagliato uno scenario governativo paralizzato dal caso Fini.

 

Se non è una visione troppo dietrologica, Catricalà (di cui sono noti i legami con la lobby del sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, grande sponsor di Geronzi) sta mettendo sotto pressione sul versante “banco-assicurativo” anche l’altra grande banca italiana: non bisogna dimenticare che la stesa Intesa, e i suoi azionisti Fondazione Cariplo e Compagnia San Paolo sono tuttora azionisti stabili a Trieste.

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