BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA/ Se il Sig. Fiat entra anche in Banca...

Foto FotoliaFoto Fotolia

Nessuna dubita che il giovane laureato europeo - già abituato a partire con redditi “low cost” - possa esprimere la stessa produttività e qualità professionale dei trentenni di quindici anni fa, ad esempio alle spalle del meno-che-quarantenne Alessandro Profumo al vertice di UniCredit. Però, a differenza di allora, quale spartito strategico dovranno interpretare non è chiaro. Anzi: il ritorno dell’economia reale come centro propulsore dell’economia, il declino (forse temporaneo) della Borsa e della finanza d’impresa, rendono nuovamente attuali le competenze spazio-temporali legate all’esperienza e ai territori.

 

Anche se nei prossimi dieci anni la missione corale del sistema bancario sarà l’adozione globale di Basilea 3, è assai probabile che il vantaggio competitivo starà invece all’estremo opposto: nella capacità di individuare sul mercato a uno a uno i clienti da affidare. Anche perché solo così una banca può ricreare attorno a sé un ambiente fertile per un nuovo sviluppo della banca stessa. Il taglio del costo del lavoro in banca è un vincolo: come per l’industria dell’auto nel mondo, come per la Fiat.

 

Ma il mercato di una banca italiana (europea) non è globale: i suoi ricavi, anzi, difficilmente prescinderanno dalla capacità di mantenere il suo “franchise” sulla clientela locale. Rottamare semplicemente i bancari “senior”, questa volta, potrebbe non essere la ricetta giusta. Abi, vertici della grandi banche e sindacati dovranno lavorare di molto di fantasia. Studiare una flessibilità per i vecchi bancari senza sganciarli dal sistema sarà più difficile che congegnare bonus e stock option.

© Riproduzione Riservata.