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FINANZA/ Così Draghi si "vendica" della Bce

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In ogni caso una tradizione più consolidata in Europa che negli Stati Uniti, vede una banca a rischio di fallimento soccorsa in modo mutualistico dal resto del sistema con ricapitalizzazioni-acquisizioni e/o fusioni. In Italia i casi recenti sono stati quelli dell'Ambrosiano, di Banconapoli, Banco Sicilia e Banco Sardegna, delle Casse di risparmio meridionali. La Popolare di Novara e quella di Lodi, anche se non in gravi difficoltà, furono agganciate alla Popolare di Verona e Bipop a Capitalia. Anche alcune fusioni tra Bcc sono salvataggi pilotati.


Draghi, ancora una volta, non propone schemi o strumentazioni “di nuova generazione”. Prospetta invece come esito ultimo della crisi - e lo fa con più durezza di quanto emerga dalle affermazioni - un definitivo affrancamento della finanza e delle grandi banche dal controllo politico-civile. Le “banche sistemiche” (a cominciare dalla quasi mitica Goldman Sachs, ma probabilmente includendo giù giù anche realtà come UniCredit o Intesa Sanpaolo) sarebbero di fatto “vigilate” dallo sviluppo strutturale del Financial Stability Board: non più, cioè, da banche centrali nazionali, governi, altre authority indipendenti ma “accountable”, in ultima istanza a sorveglianza civile e democratica.

 

Vigilerebbe invece Draghi, ex banchiere Goldman Sachs e ora banchiere centrale tecnocrate in Italia, in modo “condiviso” con gli altri banchieri privati. Questo network - di fatto “infrastruttura finanziaria dell'economia mondiale” - realizzerebbe in modo compiuto la propria privatizzazione, garantendo formalmente mercati, Stati, altre dimensioni socio-economiche, sulla propria capacità autonoma di evitare, in futuro, altri collassi sistemici come quelli che hanno distrutto migliaia di miliardi di dollari/euro in attività finanziarie e milioni di posti di lavoro e assorbito centinaia di miliardi di risorse fiscali, compromettendo prevedibilmente i bilanci pubblici per molti anni («soldi tolti a scuole e agli ospedali per salvare banche e banchieri»).

 

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